Tucson, l’America sotto shock adesso i deputati hanno paura

NEW YORK – «È un attacco alle istituzioni», dice il capo dell’Fbi Robert Mueller. Ma è anche «un attacco all’american way of life»: allo stile di vita americano. A quella Costituzione che assicura “la possibilità  di riunirsi pacificamente” per discutere della cosa pubblica. Come recita il primo emendamento che era toccato di leggere al Congresso, l’altro giorno, proprio a lei: Gabrielle Giffords. I medici stanno facendo il possibile per salvare la deputata di Tucson che Jared Loughner – invitato a quel meeting pacifico, come altri cittadini, proprio da lei – ha cercato di uccidere. Ma intanto l’Fbi sta facendo il possibile per «garantire la sicurezza» di tutti i parlamentari. Perché l’attentatore dell’Arizona potrebbe essere incriminato anche per «terrorismo». E dalla frontiera con il Messico “quel” terrore rimbalza per tutta l’America: fino alle stanze del potere di Washington. Fino alla Casa Bianca dove siede il primo presidente nero. Che in questi due anni è stato anche il primo a finire sulla lista dell’odio.
L’America ha paura. Lo sceriffo di Tucson Clarence Dupnik lo dice senza mezzi termini. L’assassino è un disturbato ma l’odio politico che va in scena 24 ore su 24 «ha avuto un impatto: guardate come questa gente risponde alle dichiarazioni al vetriolo sul governo da abbattere che esce da certe bocche». Il vetriolo di certe bocche. Gabrielle era finita “nel mirino” di Sarah Palin. Sul web qualcuno sta cancellando le pagine in cui i Tea Party indicavano proprio con un mirino da pistola i parlamentari come Gabby: quelli da «abbattere». Il capo dell’Fbi chiarisce: non c’è, al momento, motivo per credere che la strage faccia parte di un piano più grande. Al momento.
A Washington scatta l’allarme per un pacco sospetto vicino alla Casa Bianca: dopo che nell’ultima settimana dal Maryland alla capitale tre piccoli plichi-bomba hanno seminato il terrore. Ma è il democratico dell’Arizona John Larson a confermare i sospetti. Tutti i parlamentari sono stati invitati dalla polizia di Washington e dal nuovo speaker della Camera John Boenher a coordinare meglio la loro sicurezza con la polizia locale. Anche perché il deficit negli ultimi tempi ha costretto ai tagli nella sicurezza.
Proprio Boenher prova ora a raffreddare il clima sospendendo le attività  parlamentari per tutta la settimana. Compreso il voto di mercoledì per la bocciatura simbolica di quella riforma della sanità  per cui anche una democratica moderata come Giffords era finita – l’aveva denunciato lei stessa in tv – nel mirino della Palin. «Mai e poi abbiamo pensato che quei simboli potessero essere interpretati come mirini di pistola» dice ora la sua portavoce Rebecca Mansour «e i tentativi di associarla alla violenza sono osceni». Anche il New York Times si interroga. Siamo a un punto di non ritorno: sapremo fermarci o sarà  un’escalation? Tornano in mente gli allarmi lanciati da Nancy Pelosi: «Questo linguaggio violento ci riporta agli anni 70». E le parole profetiche di Bill Clinton. Che di fronte alla radicalizzazione simbolica dei Tea Party aveva avvertito: vedo molte somiglianze con il clima che portò alla strage di Oklahoma. 1993, 168 morti. La destra insorge: volete sfruttare politicamente la situazione. Obama annuncia per oggi un minuto di silenzio. E invece Washington torna a lanciarsi accuse. Mentre a Tucson si comincia a sparare.


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