Tunisia, aspettando il futuro

Il resto è molto fluido. Le ultime, convulse, ore di ieri hanno portato al potere il primo ministro tunisino Mohamed Ghannouchi. Una svolta, quindi, nel rispetto delle regole. La stessa procedura che, a metà  degli anni Ottanta, permise all’allora premier Ben Alì di prendere il posto del padre della patria Habib Bourghiba. Quella dell’impedimento a governare. Temporaneamente, però, come ha tenuto a sottolineare Ghannouchi. Il messaggio è chiaro, per chi lo vuole leggere: non è finita. Sarebbe un errore pensare che il clan Ben Alì, che ruota attorno alla seconda moglie Leila e la sua famiglia, i Trabelsi, si rassegni senza colpo ferire alla fine di un impero che è soprattutto economico. Questo sistema di potere non si può essere dissolto in una notte. La sensazione è che Ben Alì, messo di fronte all’impossibilità  di tenere buona la piazza rabbiosa, abbia deciso o sia stato convinto – con le buone o con le cattive – a lasciare il Paese.

Dal suo stesso entourage. In particolare dai militari che, nelle prime ore del sommovimento e ancora oggi, pare su posizioni differenti da quelle del ministero degli Interni e della polizia. Per tutta la notte, a Tunisi e altrove, si è sparato ancora. Scontri e saccheggi, ma la gente su Facebook e Twitter, invitava i militari a proteggerla. Le immagini dei soldati che solidarizzano con la popolazione non apparivano affatto casuali. Cosa succederà  adesso? Difficile dirlo, anche perché Ben Alì non svanirà  come nebbia al mattino.

Aspettare, dunque. Solo i prossimi giorni chiariranno la storia di questi giorni, dei quali per ora restano i cento morti, e la cronologia della lunga notte di ieri. A un certo punto di Ben Alì non si sapeva più nulla. Un mistero che coinvolge anche l’Italia. Un volo misterioso è arrivato a Cagliari, circondato dalla polizia italiana, ed è ripartito. Si parlava del charter del presidente, rifiutato da Malta e Francia, mentre adesso è in Arabia Saudita. La conferma è arrivata questa mattina: “Abbiamo accolto Sua Eccellenza Ben Alì e la sua famiglia nel regno”, riferisce un comunicato del governo citato dall’agenzia stampa ufficiale Saudi Press Agency.

Difficile orientarsi, nella giungla delle notizie incontrollate che si inseguivano nella rete e sulle radio. Resta la notizia più importante: il popolo tunisino, da ieri, sente di aver urlato tutta la sua rabbia. Un segnale positivo, che avrà  fatte trmare i polsi di tante dittature sclerotizzate. I tempi, però, sono davvero troppo fluidi per capire se fu vera ‘rivoluzione dei gelsomini’.


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