Addio vecchia pellicola, licenziamenti in digitale

E in prospettiva. Fuori dal cinema, infatti, i lavoratori della Technicolor – multinazionale leader nel processo di stampa e sviluppo di pellicole cinematografiche che nella capitale è presente con un importante stabilimento in via Tiburtina – avevano organizzato un sit-in di controinformazione e protesta per parlare di licenziamenti, quelli cioè aperti nei loro confronti dalla multinazionale e motivati con «il ridimensionamento della domanda relativa ai prodotti fotosensibili e la progressiva sostituzione della pellicola con il digitale». Le nuove tecnologie e dunque i supporti digitali che vengono usati oggi al posto della pellicola impongono la chiusura di un intero reparto, l’Area Film-Sviluppo e stampa, comunicava qualche mese fa la Technicolor motivando gli esuberi. Al danno si aggiungeva poi la beffa. Perché i lavoratori – e questa è una preoccupazione che aggrava ancora di più una situazione già  di per sé grave – non potranno essere ricollocati in altre lavorazioni nello stesso stabilimento e non usufruiranno di nessun ammortizzatore sociale. Licenziati e in mezzo a una strada, insomma. Ma se il settore della pellicola e un intero settore viene dimezzato e l’azienda si dice impossibilitata a ricollocare il personale – denunciano i sindacati – come si spiega il ricorso a straordinari e contratti a tempo determinato nei settori digitali, audio e video? Perché i lavoratori non possono essere reimpiegati dalla multinazionale verso il digitale? Che questo stia progressivamente e inesorabilmente sostituendo la pellicola è una realtà  riconosciuta dagli stessi sindacati ma – dicono, respingendo i licenziamenti – non in modo così rapido da giustificare il dimezzamento dell’Area Film. «Si potrebbe ipotizzare – concludono, sollecitando un intervento urgente nella vertenza di Comune, Provincia e Regione -, che con l’alibi dell’innegabile crisi del settore della pellicola si voglia proseguire sulla strada della delocalizzazione di interi rami di attività  già  iniziata con il trasferimento della contabilità  in Polonia».


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