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ALGERI – Frenetica l’attività  del Coordinamento nazionale per il cambiamento e la democrazia (Cncd) in vista della nuova manifestazione indetta per sabato prossimo, sempre a piazza Primo maggio ma con l’intenzione, questa volta, di realizzare la marcia fino a piazza dei Martiri, impedita la settimana scorsa dalle autorità  e da uno schieramento di forze dell’ordine senza precedenti. I Cncd lancia un appello a tutti i cittadini affinché si organizzino su tutto il territorio nazionale e prendano iniziative per realizzare «un’Algeria democratica e sociale». Orano ha già  fissato un’incontro alla sala El Feth (ex-Pigalle). Il 12 febbraio «malgrado il dispositivo da guerra in città  e nei dintorni, migliaia di cittadini hanno abbattuto il muro della paura», sottolinea il comunicato. Che denuncia anche «la manipolazione di alcuni organi di informazione al soldo del potere, che sono la vergogna dell’etica professionale». «Malgrado le manovre tendenziose, la vigilanza dei cittadini ha permesso di disinnescare questo piano di demonizzazione delle azioni pacifiche dei cittadini». Dentro il Coordinamento, che si riunisce quasi tutti i giorni nella sala del sindacato autonomo della funzione pubblica, si confrontano diverse sensibilità  politiche e sociali, ma l’obiettivo unico è quello di abbattere il sistema. Che qui, a differenza dell’Egitto e della Tunisia, non è identificato tanto e solo con Abdelaziz Bouteflika, ma è visto nel suo insieme: «systeme dégage», è la parola d’ordine. In Algeria non tutti i giornali sono come quelli denunciati dal Cncd per le loro manipolazioni, ci sono anche quelli indipendenti che danno spazio agli appelli dell’opposizione e poi come tutte le rivolte in corso del Nord Africa anche in quella algerina un grosso ruolo è giocato da internet, che le autorità  fortunatamente non hanno bloccato. Amine Menadi attraverso una pagina su Facebook (Algérie pacifique, prima si chiamava pacifiste), che ha avuto subito 3.600 adesioni, ha messo in piedi un movimento di giovani per raccogliere la protesta esplosa in gennaio. Poi è nato il Coordinamento che ha come obiettivo lo smantellamento di questo sistema e l’Algérie pacifique, che all’inizio era formata soprattutto da studenti ma nel frattempo aveva allargato i propri ranghi anche a meno giovani e disoccupati, ha aderito. Il Cncd è stato una sorta di «salvagente». Tuttavia resta forte la frattura con i partiti che sono all’interno del Coordinamento, «per noi i partiti fanno parte del sistema e non hanno la legittimità  di rappresentare il popolo, loro sono l’anello debole del coordinamento, perché possono essere manipolati o manipolare», sostiene Amine Menadi. E aggiunge che il Mds (Movimento democratico sociale, che proviene dal Partito comunista) ha avuto un ruolo più soft, il Fronte delle forze socialiste (Ffs) si è ritirato, mentre al Rcd Amine rimprovera di mettersi troppo alla testa del movimento, «mentre i partiti dovrebbero essere al seguito e sostenere il movimento. A differenza dell’Egitto e della Tunisia, in Algeria non c’era una opposizione politica, solo il popolo si è opposto, tutti i partiti avevano una quota nelle urne, se qui non c’è stato un movimento politico è perché ci sono i partiti». Ma qual è il vostro obiettivo? «Noi vogliamo un’Algeria migliore e abbiamo la forza per farla emergere attraverso le azioni, le voci , non le idee, perché vorrebbe dire fare un partito». Poi Amine si lascia sfuggire: «Io detesto la politica». Ma tu che cosa stai facendo se non politica? Ma lui insiste: «Detesto la politica perché i partiti fanno aderire a una ideologia e per farlo usano la manipolazione, ma per noi è diverso, noi vogliamo dire la verità , noi lottiamo per il popolo non per il Rcd, la nostra politica è l’onestà ». Eppure ogni movimento deve trovare qualcuno che lo rappresenti… «Il popolo vuole teste nuove». E nel frattempo? «Non abbiamo paura del vuoto». Comunque sembra che in vista della prossima manifestazione di sabato la principale preoccupazione di questo collettivo sia quello di togliere visibilità  a Said Sadi (Rcd) e Ali Belhadj (il numero due del disciolto Fronte islamico della salvezza, che ha passato anni in carcere), che pure ha fatto la sua apparizione sabato scorso in piazza Primo maggio. Ma voi li mettere sullo stesso piano? Belhadj è responsabile di assassinii … «e Sadi ha ucciso una speranza», risponde Amine secco. Quali sono i vostri mezzi per informare, a parte Facebook? «Il passaparola e il porta a porta». E come forma di organizzazione? «La costituzione di collettivi tematici e territoriali che poi aderiscano al movimento». Cosa pensi delle pressioni internazionali (Obama, Sarkozi, Merkel) su Algeri dopo la repressione di sabato scorso? «Penso che sia positivo che Obama si interessi di noi, ma il futuro dell’Algeria la decideranno gli algerini».


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