Effetto sanzioni sui big italiani con il socio libico

MILANO— La prima è stata la Svizzera. Poi, ieri, è arrivata la Gran Bretagna. Londra ha deciso di congelare i beni di Gheddafi e della sua famiglia. Una misura che la risoluzione 1970 approvata adesso dall’Onu estende a tutti i Paesi. Anche all’Italia, dove Tripoli ha molteplici interessi. Eni, Finmeccanica e Unicredit, tutte partecipate da fondi libici, hanno già  pagato caro in Borsa l’abbraccio di Tripoli. E ora che è scesa in campo l’Onu per loro la situazione rischia di complicarsi. E di diventare più incerta. Non è ancora chiaro, per esempio, se le partecipazioni azionarie saranno colpite dalle sanzioni o se queste riguardano solo i beni personali del Raìs. L’allerta comunque è massima. «Stiamo seguendo con attenzione la situazione — ha detto ieri un portavoce di Unicredit —, anche alla luce della recente risoluzione delle Nazioni Unite» . Martedì scorso il consiglio della banca di Piazza Cordusio ha valutato se limitare al 5%la partecipazione dei libici nel capitale della banca. La quota rilevata l’anno scorso è divisa tra la Lybian Investment Authority e la Central Bank of Libya. Il governatore della banca centrale è anche nel board dell’istituto di credito, ma da quando è scoppiata la crisi se ne sono perse le tracce. Il presidente di Unicredit, Dietr Rampl, nei giorni scorsi ha raccontato di aver cercato Farhad Omar Bengdara più volte senza riuscire a trovarlo e di essere «preoccupato» . Il banchiere ha provato anche nei giorni successivi, ma la situazione non è cambiata: il rappresentate libico nel consiglio di Unicredit è a tutt’oggi irreperibile. Ora c’è anche la risoluzione Onu con cui fare i conti. Che effetto avrà  sull’assetto di comando e sulla governance dell’istituto di credito. Ma anche sulle altre società  partecipate da Tripoli? Secondo alcune voci i soci della banca milanese starebbero lavorando per creare una rete di protezione per le quote in mano alla Banca centrale libica e alla Lia. Rampl non ha voluto commentare: «Come posso sapere quello che fanno?» . Di certo a Piazza Cordusio c’è grande attenzione. E’ probabile che da oggi si aprirà  un canale permanente di comunicazione con le istituzioni, che potrebbe coinvolgere anche Eni e Finmeccanica, che con Tripoli hanno anche accordi commerciali e di fornitura. Accordi su cui andrà  a incidere l’embargo. Mentre il destino delle partecipazioni è ancora tutto da capire.


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