Messico, narcos fra investimenti e strategie

Ne abbiamo parlato con Piero Innocenti dirigente generale della Polizia di Stato, esperto di narcotraffico messicano e autore di numerose pubblicazioni sull’argomento. “I cartelli messicani hanno soltanto un obiettivo: il profitto. Non si differenziano molto nell’organizzazione da quelli che furono i cartelli colombiani. Sono poderosi con importanti riserve finanziarie e gruppi di sicari che si occupano di regolare i conti con le persone scomode e con i concorrenti. Inoltre, hanno sviluppato negli ultimi anni una buona organizzazione amministrativa con figure preposte al riciclaggio del denaro e al suo investimento” dice Innocenti.
“Dobbiamo anche valutare un altro aspetto – continua l’ex questore di Piacenza e Bolzano – che è quello delle rivalità . Fino a pochi anni fa i cartelli della droga erano quattro o cinque. Oggi sono più che raddoppiati e possiamo contarne circa dodici. Forse tredici con l’ultimo nato chiamato Indipendente del Golfo. Scontato che ci siano lotte fra loro per impossessarsi di fette di mercato, rotte di esportazione, controllo di territori e di conseguenza alleanze con peruviani, colombiani e boliviani”.

Quindi è da considerare normale conseguenza il fatto che i gruppi criminali cerchino nuove location come basi per i loro affari, magari in altre nazioni?
“In Messico i cartelli hanno occupato gran parte del territorio. Se escludiamo il Districto Federal e la capitale Città  del Messico, il resto del Paese è in buona sostanza controllato da loro. Hanno comprato terreni, immobili e stanno investendo molto denaro. Gli investimenti poi, da un certo periodo stanno avvenendo anche fuori dai confini nazionali. E hanno sviluppato strette alleanze con i narcos guatemaltechi soppiantando di fatti gli storici cartelli colombiani. In più sono venuti fuori contatti anche con la ‘ndrangheta calabrese e nell’aprile 2009 in seguito ad una operazione conclusasi in Italia, anche con la camorra.

Possibile che la prevalenza delle organizzazioni criminali messicane passi anche dalla loro violenza? Sono all’ordine del giorno veri e propri massacri…
Sono di una primitività  che non ha paragoni rispetto al panorama delle mafie del narcotraffico mondiale. Io non ho mai visto nulla di simile. Mutilazioni, decapitazioni. Entrano in centri per il recupero di tossicodipendenti e compiono vere mattanze che non si vedevano nemmeno nel periodo più brutto della guerra dei cartelli colombiani, quando il noto trafficante Pablo Escobar faceva esplodere autobombe.

Violenza e buona organizzazione. Un mix perfetto per delinquere?
Sì, certo. Inoltre, non stanno più solo trafficando con le sostanze stupefacenti. Hanno diversificato molto le loro attività  e si occupano anche di estorsioni, sequestri, traffico di esseri umani, come abbiamo potuto scoprire negli ultimi tempi soprattutto nella zona meridionale del Paese, quella al confine con il Guatemala. Solo l’anno scorso si calcola siano stati sequestrati dieci-undici mila cittadini provenienti dal Salvador e dall’Honduras e che erano diretti verso gli Usa. Los Zetas era il braccio armato del cartello del Golfo. Da un anno e mezzo è diventato più o meno autonomo e con il traffico di droga e le altre attività  e diventato uno dei cartelli più potenti del panorama criminale mondiale.

Ma il primo aspetto da valutare in tutta questa situazione non è quello della corruzione dei pubblici ufficiali messicani?
“Le organizzazioni che si dedicano al narcotraffico hanno un potere corruttivo enorme. Se consultiamo i dati relativi alle varie polizie dello Stato federale messicano notiamo come solo nell’ultimo anno ci sono stati migliaia di poliziotti federali destituiti. Le storie di corruzione sono centinaia. Come quella del carcere di Veracruz dove la notte i detenuti uscivano e con le armi delle guardie penitenziarie e andavano a fare i regolamenti di conti. Il potere corruttivo dei cartelli è terrificante. Gli stipendi dei funzionari della pubblica sicurezza sono bassi e non è difficile anche con quattro soldi corromperne uno”.


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