Politiche per l’integrazione, Italia al decimo posto. Studio Mipex su 31 paesi

BRUXELLES – L’Italia si posiziona al 10° posto nella classifica generale dello studio Mipex III, che misura l’indice delle politiche per l’integrazione degli immigrati regolari in 31 Paesi. I risultati mostrano miglioramenti, seppur lenti, delle politiche per l’integrazione, ma mostrano anche la persistenza di molti ostacoli. Per l’Italia, dunque, un risultato positivo che però fa anche luce su alcune aree di possibile miglioramento in relazione alle politiche volte alla promozione della partecipazione politica, dell’istruzione, del sostegno mirato all’interno del mercato del lavoro e della rimozione delle discriminazioni.

Mipex III è la più vasta ricerca riguardante la legislazione UE sull’immigrazione. Misura e mette a confronto l’efficacia e la qualità  del trattamento riservato agli immigrati regolari analizzando le politiche per l’integrazione adottate da tutti i paesi UE, nonché da Norvegia, Svizzera, Canada e Stati Uniti d’America.  Lo studio, giunto alla terza edizione, è realizzato dal British Council e il Migration Policy Group con la partnership strategica della Fondazione Ismu per quanto riguarda l’Italia. Mipex III è prodotto nel quadro del progetto Outcomes for Policy Change, cofinanziato dal Fondo europeo per l’integrazione dei cittadini di paesi terzi.

Partecipazione. In relazione alla partecipazione politica e alla cittadinanza, Mipex III rileva che, in tutti i Paesi coinvolti, le politiche in atto non incoraggiano appieno gli immigrati ad essere parte attiva della vita politica e ad ottenere piena cittadinanza, sebbene si possa notare una tendenza in essere in alcuni Paesi rispetto a diritto di voto, doppia cittadinanza e ius soli (ad esempio in Portogallo, Grecia e Lussemburgo). L’Italia in questo settore si colloca al 14° posto su 31 paesi. L’Italia, come altri paesi di recente immigrazione, offre ai soggiornanti non comunitari opportunità  politiche più limitate rispetto ai paesi di immigrazione consolidati che raggiungono un punteggio più elevato. 

Istruzione. Le politiche in atto non rispondono, in generale, ai bisogni delle nuove generazioni di studenti stranieri; sono poche le scuole dei 31 paesi coinvolti che hanno programmi effettivamente destinati a sostenere studenti, docenti e famiglie con bisogni speciali. Alcuni paesi (Nord Europa, Usa e Canada) ottengono però punteggi più elevati. L’Italia si colloca al 19° posto su 31 paesi (comunque leggermente al di sopra della media UE). Adattare i sistemi di istruzione alla diversità  costituisce una sfida per l’Europa e soprattutto per i nuovi paesi di immigrazione come l’Italia. Gli immigrati sotto i 18 anni hanno diritto di frequentare le scuole ma le loro esigenze sono, in generale, viste come problemi. A parte alcuni progetti, il sistema di istruzione italiano non sostiene attivamente nuove opportunità  e un’istruzione interculturale.

Lavoro. La maggior parte dei paesi coinvolti nello studio assicurano uguali diritti agli immigrati. Metà  dei paesi, però, non assicurano agli immigrati che lavorano regolarmente e versano le tasse le stesse coperture sociali che vengono assicurate al resto della popolazione. L’Italia raggiunge il 10° posto su 31 paesi. L’Index rivela che in materia di accesso al mercato del lavoro gli immigrati regolari in Italia sono trattati quasi come i cittadini comunitari. L’Italia potrebbe raggiungere una posizione migliore se le qualifiche degli immigrati fossero equiparate a quelle degli italiani. 

Ricongiungimento famigliare. La maggior parte dei paesi garantisce uguali diritti alle famiglie non comunitarie chiedendo però agli immigrati di adempiere a molti più requisiti rispetto a quelli richiesti al resto della popolazione in termini di reddito, test da superare, età . L’Italia in questo settore raggiunge il 6° posto su 31 paesi. Le famiglie non comunitarie in Italia trovano, sulla carta, leggi nuove e leggermente favorevoli come in altri nuovi paesi di immigrazione di forza lavoro, ma attualmente condizioni meno favorevoli. Come molti italiani, i soggiornanti non comunitari trovano difficile trovare un alloggio e un impiego legale, ma devono soddisfare requisiti sproporzionatamente elevati di reddito e alloggio per ricongiungere le loro famiglie.

Discriminazioni. Leggi antidiscriminazione sono state adotttate da molti paesi sebbene vi siano ancora poche politiche attive e istituzioni effettivamente preposte alla promozione dell’eguaglianza. L’Italia si colloca al 15° posto su 31 paesi avendo politiche di parità  ancora deboli.  Peraltro l’Italia ha accordato ai propri soggiornanti piena tutela contro la discriminazione, implementando, nel 2008, la Legge antidiscriminazione a seguito della minaccia della Commissione Europea di intraprendere un’azione legale.

“Nel suo genere, Mipex si pone come il più ampio studio nell’ambito della legislazione europea sull’immigrazione – afferma Christine Melia, Direttore del British Council in Italia:, ambisce al miglioramento delle politiche sull’immigrazione e integrazione in Europa, fornendo oggettivi e comparabili dati per il dibattito. Il British Council è perciò lieto di essere coinvolto in questo progetto, proprio perchè, in questo momento, l’integrazione è una delle più importanti questioni riconducibili alle relazioni culturali e sostenere e incoraggiare una maggiore e diffusa comprensione tra culture è una delle nostre priorità ”.

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