Rosarno: arance etiche, aumenta la paga dei braccianti

 

Sette africani hanno ricevuto 40 euro a giornata grazie a Equo Sud che promuove la qualità  biologica e sociale degli agrumi. Ma le arance di Rosarno non si trovano nei supermercati in Calabria

Redattore Sociale Sergio Segio • 24/2/2011 • Buone pratiche e Buone notizie • 126 Viste

ROSARNO – Qualcosa si muove a Rosarno. E i cambiamenti, piccoli ma significativi, si vedono a occhio. Come la mediateca comunale che proietta di pomeriggio film in lingua originale, inglese o francese e fa i volantini pubblicitari anche in arabo. Le locandine sono affisse al campo container perchè alle proiezioni partecipano spesso molti migranti. O i primi esempi di commercio equo e solidale delle arance e delle clementine della Piana. In questi giorni 7 braccianti africani hanno raccolto arance pagati 40 euro a giornata, contro la remunerazione solita di 25 euro. I datori di lavoro erano produttori afferenti alla rete Equo Sud che è pronta a spedire in Umbria, Toscana, Lombardia e Lazio un carico di arance prodotte garantendo qualità  organolettica e qualità  sociale.Gli agrumi sono diretti a gruppi di acquisto solidali. L’iniziativa non è stata l’unica. Ai primi di febbraio a Budrio, in provincia di Bologna, una vasta rete di associazioni, negozi bio e gruppi di acquisto ha venduto oltre 50 quintali di arance biologiche prodotte da una piccola cooperativa di Rosarno che ha solo lavoratori in regola, italiani e stranieri.

“Equo Sud è una rete di piccoli produttori, contadini, artigiani, filmmakers che collaborano da sempre con l’Osservatorio migranti Africalabria – spiega Giuseppe Pugliese, attivista dell’osservatorio e della rete – aiutiamo il piccolo contadino a vendere i propri prodotti a un prezzo più remunerativo a patto che garantisca sulla qualità  e su una paga equa dei braccianti. A queste due condizioni, lo aiutiamo a sottrarsi al giogo della grande distribuzione e favoriamo un cambiamento culturale di difesa del territorio, con il biologico e contro le devastazioni causate da inceneritori e discariche”. Equo Sud ha promosso la campagna “Sos Rosarno” per vendere “arance etiche dalla Piana per un futuro di integrazione e di sostenibilità ”. La rete e la campagna vogliono rompere il circolo vizioso di sfruttamento umano e ambientale da parte di affaristi, truffatori e uomini della ‘ndrangheta. Il lavoro nero e disumano “’è l’altra faccia dei sette centesimi al Kg pagati dall’industria del succo d’arancia, quella che assorbe l’80% dell’agrumicultura pianigiana, o dei 20 centesimi offerti dalla Grande Distribuizone Organizzata per le arance da tavola – scrivono gli organizzatori in una nota – E allora meglio non raccogliere, dice qualcuno. O ancora comprare direttamente il succo o gli agrumi che arrivano al porto di Gioia Tauro dal Brasile, da Israele, o dal Marocco e poi rivenderli alle grandi catene. E infatti il lavoro diminuisce e le condizioni di sfruttamento peggiorano man mano che l’economia di questo territorio degrada. Meglio venderli, i terreni, magari a qualche multinazionale che ci fa un inceneritore o una centrale”. La campagna garantisce anche la tracciabilità  dei prezzi. Al consumatore costano un euro al Kg le arance da tavola, un euro e 20 centesimi i mandarini e le clementine (compresa la spedizione). Per le arance da succo, il prezzo è di 80 centesimi al chilo. Il ricavo per il produttore è di 29 centesimi, contro il prezzo di mercato che va dai 7 ai 15 centesimi al chilo. Una soluzione che unisce solidarietà  e accoglienza alla qualità  e al rispetto della dignità  dei lavoratori. Ma potrebbe anche essere l’unico sbocco in una situazione di crisi assoluta dell’agrumicoltura della Piana, quest’anno non solo per le arance ma anche per il prodotto di punta, le clementine.

Michelangelo Rosarno, coordinatore del campo container, lavora nella distribuzione e nell’intermediazione alimentare e spiega le cause profonde della crisi del settore. “Il primo problema è che le arance di Rosarno non vengono commercializzate in Calabria – racconta – siccome spesso non hanno la certificazione Dop non entrano nella grande distribuzione. Il commercio è in mano a pochi intermediari. Gli agrumi vengono pagati 15 centesimi al produttore e rivenduti al mercato generale a 60 centesimi”. Nella Piana vengono prodotti anche i kiwi, ma subiscono le stesse storture del mercato. “Qui non esiste un marchio di qualità  per il kiwi, esiste a Latina – continua Michelangelo Rosarno – Nonostante il grado di maturazione (gradi Bricks) sia migliore in Calabria per il clima più caldo, i kiwi della Piana vengono venduti ai commercianti di Latina a un prezzo basso. Gli acquirenti li spacciano per frutti di quella zona con l’indicazione geografica protetta e li rivendono a un prezzo più alto”. (raffaella cosentino)

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