Sarkozy congeda la Alliot-Marie

PARIGI — Al tg delle 20 il presidente Nicolas Sarkozy parla ai connazionali dalla biblioteca dell’Eliseo e ricorda subito che tutte le democrazie, non solo la Francia, fino a pochi mesi fa collaboravano con i dittatori travolti dalle rivoluzioni arabe. Però è il ministro degli Affari esteri Michèle Alliot-Marie ad avere passato le vacanze di Natale in Tunisia mentre già  scorreva il sangue, ad avere accettato passaggi sul jet privato spesso usato da Ben Ali, e ad avere poi offerto al regime morente «il rinomato savoir faire francese nel mantenimento dell’ordine pubblico» . Così Sarkozy, senza mai nominarla, la caccia. «Non dobbiamo avere paura di questi storici mutamenti— ha detto il presidente in tv—, ma piuttosto sostenere i popoli che hanno scelto di essere liberi. L’ingerenza non verrebbe accettata, ma l’indifferenza sarebbe un errore morale e strategico» . Negli otto anni scorsi la 64enne «Mam» è stata sempre al governo collezionando i ministeri più importanti (Difesa, Interno, Giustizia, Esteri), eppure in questi mesi non è sembrata rendersi conto di ciò che stava accadendo al mondo, e a lei. Ancora sabato, in visita in Kuwait, ripeteva che non avrebbe lasciato il Quai d’Orsay e che la sua estromissione dal governo si fondava solo su «voci parigine senza importanza» . Neanche 24 ore dopo, appena tornata a Parigi, la lettera di dimissioni. «Mam» parte ma «Pom» , il suo compagno Patrick Ollier, anche lui ministro e coinvolto nello scandalo tunisino, a quanto pare resta. Nell’anno del programmato rilancio internazionale di Sarkozy (presidenza del G20 e del G8), l’Eliseo non poteva più permettersi una politica estera così disastrosa, con i diplomatici divisi in fazioni che si affrontano scrivendo interventi anonimi sui giornali (i gruppi «Marly» , «Rostand» , «Camus» ), e il neo ambasciatore in Tunisia Boris Boillon che insulta i giornalisti nella conferenza stampa inaugurale, mettendo anche online la sua foto in addominali scolpiti e costume da bagno. Il compito di rimettere ordine al Quai d’Orsay spetta da oggi all’esperto Alain Juppé, 65 anni, già  chiamato alla Difesa nel precedente rimpasto di novembre, e ormai uomo forte del governo di un Fillon a sua volta messo in imbarazzo dal viaggio natalizio in Egitto. Ma non sono gli unici cambiamenti, perché Sarkozy approfitta dell’occasione per cambiare anche il posto chiave del ministero dell’Interno: via, a sorpresa, il braccio destro e grande amico Brice Hortefeux, anche lui indebolito da numerose gaffe, ed ecco al suo posto il «viceré» , il «vicepresidente» , il «cardinale» , il potentissimo Claude Guéant, fino a ieri segretario generale dell’Eliseo. Toccherà  a lui guidare un dicastero che torna a chiamarsi dell’Interno «e dell’Immigrazione» , e governare l’annunciato, delicato dibattito nazionale sull’Islam.


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