Stretta sulle pensioni d’invalidità  L’Inps ne revoca una su quattro

ROMA — Nel 2010 l’Inps ha revocato il 23%delle pensioni d’invalidità  civile controllate, quasi una su quattro. Nel 2009 quelle cancellate erano state l’ 11%. Il forte aumento, dice il presidente dell’Istituto nazionale di previdenza sociale, Antonio Mastrapasqua, è dovuto all’ «affinamento del campione che andiamo a controllare: abbiamo fatto tesoro della prima campagna di verifiche, quella del 2009, e abbiamo concentrato le indagini nelle aree sensibili, le zone del Paese che già  avevano evidenziato i maggiori tassi di revoche, che poi sono le stesse dalle quali di solito arriva il più alto numero di domande di pensione d’invalidità » . Programma straordinario L’anno scorso il programma straordinario di verifiche prevedeva 100 mila controlli a campione: significa che le persone con una pensione d’invalidità  e/o assegno di accompagnamento vengono chiamate dall’Inps per una visita di controllo. L’anno prima, nel 2009, il piano di accertamenti aveva riguardato ben 200 mila persone. Quest’anno toccherà  250 mila soggetti e altrettanti nel 2012. Alla fine, in 4 anni, l’Inps avrà  controllato 800 mila pensionati d’invalidità , su un totale di quasi 2,9 milioni. Obiettivo: eliminare le prestazioni ingiustificate e fare «opera di deterrenza» , cioè spaventare chi vuol fare il furbo. Mastrapasqua ci tiene a dire che lui non ha mai parlato di «falsi invalidi» . Certo, ci sono anche quelli, e le cronache non mancano di occuparsi del cieco che viene scoperto alla guida dell’auto o del paralitico che fa la maratona. Ma le verifiche, aggiunge il presidente, servono innanzitutto per vedere se la persona alla quale a suo tempo è stato riconosciuto il beneficio abbia ancora i requisiti necessari (la commissione medica deve accertare un’invalidità  di almeno il 74%) poiché la patologia potrebbe essere stata curata e soprattutto perché le Asl, che in passato avevano pieni poteri di decisione, potrebbero essere state troppo generose nella concessione dell’assegno. Del resto, è noto che in certe zone le pensioni d’invalidità  (260,27 euro al mese per tredici mensilità ) e l’indennità  di accompagnamento (487,39 euro al mese per dodici mensilità ) svolgono una funzione di ammortizzatore sociale e di scambio clientelare: politico, quando va bene; intermediato dalla criminalità  organizzata, quando va male. In base alle prime elaborazioni dell’Inps sulle verifiche 2010 (circa la metà  delle pratiche non sono state chiuse) in testa alla classifica delle Regioni col più alto tasso di revoca delle prestazioni ci sono la Sardegna (53%), l’Umbria (47%), la Campania (43%), la Sicilia (42%) e la Calabria (35%). A livello provinciale spiccano Sassari con ben il 76%delle prestazioni controllate cancellate, Cagliari (64%), Napoli (55%), Perugia (53%), Benevento (52%). Per Milano i dati sono completi: su 2.532 verifiche si sono avute solo 85 revoche, pari al 3%. A Roma solo un quarto delle pratiche è stato definito e le cancellazioni sono il 26%. Adesso decide l’Inps Rispetto al passato la procedura per le pensioni d’invalidità  è stata completamente cambiata. La legge prevede che sia totalmente svolta per via telematica e l’ultima parola spetta all’Inps, che prima invece era solo lo sportello pagatore, ma non entrava nel processo decisionale. Adesso le commissioni mediche delle Asl dovrebbero essere integrate da un medico dell’Inps. Ma questo, dice Mastrapasqua, avviene solo nella metà  dei casi, perché le Asl non sono obbligate a questo. E quindi, per l’altra metà  delle pratiche, è l’Inps che successivamente chiama la persona che ha presentato domanda, che così è costretta a subire due visite. «Mi dispiace— dice il presidente— ma non abbiamo scelta, perché alla fine siamo noi che dobbiamo decidere se dare o meno la pensione» . Anche a causa di queste difficoltà  di comunicazione tra Inps e Asl i tempi di liquidazione delle prestazioni d’invalidità  civile sono molto lunghi. «Il nostro obiettivo— spiega Mastrapasqua— sono 120 giorni dal momento della domanda, ma nonostante i miglioramenti conseguiti nel 2010 la media è ancora di quasi un anno. In compenso abbiamo smaltito quasi del tutto l’arretrato che giaceva presso le Asl. Per il 2011, confermo che faremo di tutto per avvicinarci ai quattrPo mesi» . Meno domande, ma la spesa sale Nel 2010 le domande di prestazioni sono scese del 17%rispetto al 2009: 1,8 milioni contro 2,2 milioni. «Probabilmente anche per l’effetto deterrenza del piano straordinario di verifiche» , osserva il presidente dell’Inps, confortato anche da altri dati: in Campania le domande sono diminuite del 27%, in Molise del 39%, in Puglia del 35%(tiene duro la Sicilia, invece, con appena un -1%). Nessuno si fa illusioni. In una società  che invecchia e dove la quota di non autosufficienti è destinata inesorabilmente a crescere, le prestazioni assistenziali non potranno diminuire. I pensionati di invalidità  civile erano quasi 2,4 milioni nel 2006, sono quasi mezzo milione in più oggi. E la spesa corrispondente, nonostante la frenata dell’anno scorso, è passata da 13 a poco più di 16 miliardi (tre quarti dei quali vanno alle indennità  di accompagnamento). L’importante però è che la spesa vada a chi effettivamente ne ha diritto. «Oggi— dice Mastrapasqua— un vero invalido si vergogna di dirlo perché teme immediatamente di essere additato come un falso invalido. Noi siamo impegnati a smontare questo diffuso sentimento di ostilità , per ridare la giusta attenzione a una categoria che la merita e che purtroppo deve far fronte a problemi gravi con poche centinaia di euro al mese» . Il presidente dell’Inps auspica una maggiore collaborazione da parte delle Aziende sanitarie locali. Su 1,8 milioni di domande presentate nel 2010, «solo 900 mila sono state già  esaminate dalle Asl e di queste appena il 20%è stato trasmesso all’Inps per via telematica mentre il resto ci arriva ancora su carta» . Non solo. Una pratica su due (il 49%) di quelle trasmesse dalle Asl viene corretta dall’Inps che, fatti i suoi controlli, riduce la prestazione (per esempio dà  la pensione d’invalidità  ma non anche l’indennità  di accompagnamento) o la toglie. Anche qui il dato regionale è significativo. La percentuale di correzioni è del 68%per le domande che vengono dalla Puglia e, all’estremo opposto, del 29%per l’Emilia Romagna. «Nessuno deve pensare che abbiamo la bacchetta magica — conclude Mastrapasqua —. Si tratta di cambiare un sistema consolidato per portarlo dall’opacità  alla trasparenza. E ci vuole tempo» .


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