Superclub dei ministri guidato da Tremonti prepara la «frustata»

ROMA— Gli sherpa si riuniranno domani per preparare le schede che giovedì serviranno ai ministri per avanzare le loro proposte. Dalla «frustata» all’economia per far ripartire la crescita del Paese, annunciata il 31 gennaio dal premier Silvio Berlusconi con una lettera sul Corriere della Sera, ci sono già  state due riunioni intergovernative. Una sulla metodologia generale e una sulle infrastrutture. La terza si terrà  giovedì prossimo e così, ogni giovedì, fino alla fine di marzo. Questa la road map per arrivare ad allestire un menù che sia commestibile per i palati difficili di Bruxelles, che non sfori di un euro i conti pubblici e che rappresenti mediaticamente la «scossa» in grado di soddisfare i delusi della rivoluzione berlusconiana. Nel club del giovedì sono arruolati tutti i ministri che hanno status «economico» , da Maurizio Sacconi (Lavoro), a Paolo Romani (Sviluppo economico), a Renato Brunetta (Pubblica amministrazione) per allargarsi ad altri a seconda del tema. Su tutti vigila il ministro del Tesoro Giulio Tremonti che più volte ha precisato il mantra cui i ministri devono attenersi: «L’agenda italiana è dettata e definita dall’Europa per l’Europa» . Tradotto significa che non c’è un euro da scialare e il nuovo corso «sviluppista» chiesto dal premier si può fare solo varando provvedimenti che non comportano nuove spese per lo Stato. Una filosofia resa ancora più rigida dallo choc petrolifero innescato dalla Libia e dalle dichiarazioni fatte sabato dal governatore della Banca d’Italia Mario Draghi che non esclude a breve un rialzo dei tassi. Nell’entourage di Tremonti tengono a precisare che il ministro si è buttato con entusiasmo in questo nuovo lavoro «corale» e si limiterà  al ruolo di tutor per spiegare quello che bolle in pentola e quello che si può fare o meno La sintesi finale toccherà  al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Se la metodologia è chiara, non così i contenuti della frustata che entro aprile dovrà  passare il vaglio di Bruxelles sotto il meno fascinoso nome di «Piano nazionale per le riforme» . Per poi prendere le sembianze di un decreto da approvare entro giugno. I punti chiave sono più o meno noti: rilancio del piano casa impantanato da due anni, riforma degli incentivi con la creazione di una riserva ad hoc di almeno il 50%dei fondi dedicati alle piccole e medie aziende, nuovo progetto per il Sud con al centro la Banca del Mezzogiorno, sblocco delle grandi opere e via libera alla banda larga. E poi il sempreverde articolo 41 della Costituzione da rimodellare per facilitare la libertà  di impresa. Chi si aspetta un colpo di teatro, riconoscono alcuni ministri, rimarrà  deluso. Il piano per la crescita si baserà  soprattutto su cose concrete ma mediaticamente poco incisive come un maggior impulso al Cipe (per lunghi mesi rimasto inoperoso) o la ricontrattazione dei fondi Fas per accelerare gli investimenti. Insomma una «manutenzione continua nel solco della stabilità » . Gli imprenditori attendono al varco gli esiti della scossa con un certo scetticismo ancora scottati dal decreto sulla concorrenza pronto dall’agosto scorso e poi naufragato da veti incrociati. Ora dovrebbe riconfluire in un decreto sulle semplificazioni annunciato da Calderoli.


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