Trenta sgomberi in dieci anni Altro che aiuto

I nastri rossi e bianchi apposti dopo il sequestro dei vigili urbani non permettono a nessuno di avvicinarsi al luogo dove, solo qualche ora prima, Raul, Fernando, Patrizia e Sebastian sono morti nell’incendio che ha distrutto la baracca dove vivevano. Dietro alle sterpaglie si intravede un passeggino abbandonato e qualche cumulo di immondizia qua e là . Subito dopo la tragedia le baracche sono state smantellate e tutti gli abitanti del piccolo campo abusivo, circa quaranta persone, portati nella struttura di accoglienza di via Salaria. «Sono in questo centro – ci racconta Florin, il fratello di Erdei, il padre dei quattro bambini – con la promessa di essere sistemati in uno dei residence del comune». Per tutta la giornata, invece, i genitori della quattro piccole vittime sono rimasti nella camera ardente presso l’istituto di medicina legale dell’università  La Sapienza di Roma dove, nel pomeriggio, hanno ricevuto il presidente Napolitano che ha reso onore alle salme dei fratellini. Per papà  Erdei e mamma Elena il rischio è quello di essere iscritti nel registro degli indagati dalla Procura di Roma per abbandono di minore. Eppure il commento unanime delle associazioni e dei cittadini che da tempo denunciano le condizioni di degrado in cui versa l’area è di «una tragedia annunciata». Non è la prima volta che Elena ed Erdei vengono sgomberati: trenta sgomberi in dieci anni, decine di alloggi di fortuna a ospitarli. Il penultimo, prima di Tor Fiscale, un insediamento abusivo nella zona della Caffarella. «Per un periodo – racconta Andrea Alzetta, consigliere comunale di Roma in Action – abbiamo ospitato Erdei ed Elena presso l’occupazione del Regina Elena, ex ospedale occupato e sgomberato il 1° settembre 2009». Prima di entrare al Regina Elena, le strade degli attivisti di Action e di Erdei si erano già  incrociate. Era il 2006. Il padre dei quattro piccoli rom lavorava in nero nei cantieri edili e, con Action e altri lavoratori rumeni, aveva denunciato la sua situazione per chiedere di essere regolarizzato. Ma dopo l’intervento dell’ispettorato il cantiere in cui lavorava è stato chiuso. Così per un po’ Erdei e famiglia hanno fatto ritorno in Romania dove hanno cercato di ricostruirsi una vita. Impossibile. Troppo dure le condizioni di povertà . Decidono, quindi, di cercare ancora fortuna in Italia. Fino ad arrivare all’ultimo, tragico alloggio: quello di Tor Fiscale. È questo uno dei tantissimi insediamenti abusivi presenti nella capitale più volte denunciati al sindaco Alemanno dalle istituzioni di prossimità . «Da molto tempo abbiamo segnalato agli organi competenti del Comune di Roma la situazione insostenibile di questo insediamento, senza acqua e nascosto nella boscaglia» afferma Susi Fantino, presidente del IX municipio presente ieri davanti all’area in cui è accaduta la tragedia. «L’ultima volta è avvenuto solo una ventina di giorni fa – conclude Fantino – ma ogni nostra segnalazione agli organi competenti è stata disattesa». Per questo molte associazioni, ieri, da Amnesty International all’Arci, da Popica onlus al Cnca fino ad arrivare al Codacons che ha depositato un esposto in Procura contro il Sindaco di Roma in cui si chiede di verificare eventuali responsabilità  del Comune alla luce del possibile concorso in omicidio colposo o concorso in strage, hanno denunciato il fallimento delle politiche di Alemanno e daranno luogo, insieme ai rom della capitale, a una manifestazione in Campidoglio giovedì prossimo alle ore 18. A fine giornata, a chiudere una delle pagine più buie di Roma, arrivano le parole di papà  Erdei: «Qualcuno dice che non abbiamo accettato offerte di accoglienza, ma non è vero. Il Comune, né nessun altro, ce lo ha mai proposto. Siamo solo stati sgomberati più volte. Ora vogliamo solo riportare le salme in Romania»


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