Un clima da scappare

L’istituzione finanziaria (una sorta di «banca mondiale» asiatica) fa notare che solo nell’ultimo anno fenomeni meteorologici estremi in Malaysia, Pakistan, Cina, Filippine e Sri Lanka hanno costretto a sfollare, in modo temporaneo o permanente, milioni di persone. Il punto è che simili disastri «naturali» legati alle incertezze del clima sono destinati a ripetersi, anzi a diventare più frequenti. E questo significa che i governi della regione Asia-Pacifico devono attrezzarsi a far fronte a ondate crescenti di migrazioni «indotte dal cambiamento climatico», insiste la Banca di Sviluppo Asiatico. «Finora nessun meccanismo di cooperazione è stato creato per gestire questi flussi migratori, i programmi di assistenza e protezione di sfollati e migranti restano inadeguati, malamente coordinati ed episodici», afferma il rapporto – che sarà  presentato in marzo, ma la Banca asiatica nel ha diffuso qualche anticipazione. «I governi nazionali e la comunità  internazionale devono affrontare questa questione con urgenza». Uno dei problemi ovviamente è che le «migrazioni indotte dal cambiamento climatico» riguardano soprattutto gli strati più poveri e vulnerabili della popolazione, faceva notare Bart Edes, direttore del dipartimento «riduzione della povertà , genere e sviluppo sociale» della Banca asiatica di sviluppo, durante un vertice sullo sviluppo sostenibile tenuto a New Delhi la settimana scorsa. E’ un circolo vizioso: i disastri (più o meno) naturali colpiscono in modo più pesante i meno abbienti, coloro che abitano in slum e baracche costruite su terreni marginali e malfermi, coloro che non hanno margini di sicurezza quando i raccolti sono distrutti da un’alluvione o da una siccità . E sono proprio queste le persone che di fronte a un disastro dovranno fare fagotto: «Coloro che hanno meno mezzi per far fronte a fenomeni climatici e degrado ambientale saranno costretti a andarsene, con pochi averi e un futuro incerto davanti», prevede Edes, che citava anche uno studio pubblicato nel maggio 2009 da The Lancet, una delle più autorevoli riviste mediche: definiva il cambiamento del clima «la maggiore minaccia alla salute globale nel 21esimo secolo». Tra i punti caldi della crisi legata al cambiamento del clima il rapporto della Adb mette le mega-città  delle zone costiere dell’Asia. Interessente notare che il rapporto della banca asiatica concorda pienamente con la previsione fatta nel 2009 dall’Alto commissario dell’Onu per i rifugiati Antonio Guterres, secondo cui «il cambiamento del clima diverrà  la maggiore spinta allo spostamento di popolazioni, sia all’interno che attraverso i confini delle nazioni, in un futuro non molto lontano». Ecco uno scenario in cui si sommano disastri meterologici, migrazioni, penuria d’acqua e di cibo, con fenomeni come la crescita della popolazione, l’inurbamento, la competizione per risorse naturali. Abbastanza da suonare un allarme, ma sarà  ascoltato?


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