Unità  d’Italia, Amato con la Marcegaglia

MILANO – Difficile immaginare un Paese più di diviso dell’Italia che si prepara a festeggiare i 150 anni dell’Unità . Un Paese spaccato anche sulla sua festa: «Se si vuole che il 17 marzo l’Unità  d’Italia sia ricordata, non è detto che la vacanza sia il modo migliore per farlo». Parola di Giuliano Amato, ex premier e presidente del Comitato dei garanti per le celebrazioni dell’anniversario. È suo, infatti, uno dei pochi assist serviti alla presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, che venerdì aveva auspicato che le celebrazioni non comportassero perdita di ore di lavoro: «La festa – spiegava – è un costo. Bisogna pensare alle esigenze dell’economia che sta facendo sforzi per recuperare competitività ». Una dichiarazione che ha colto di sconcerto anche il governatore Mario Draghi. Ma che Amato non contesta: «Una mattinata di scuola a vedere e a discutere un film sul Risorgimento – rileva l’ex premier – vale più di una mattinata di festa passata a dormire o a chattare su Facebook. E lo stesso vale per gli adulti: si può ricordare l’Unità  meglio in una giornata di lavoro che all’inizio di un lungo ponte».
Insomma mentre il governo ha già  fissato la festa nazionale e il programma delle celebrazioni con la notte “tricolore” del 16 marzo, l’alza bandiera all’alba del 17, il saluto del Parlamento a Camere riunite, il Nabucco diretto da Riccardo Muti a Roma e i fuochi d’artificio in tutta Italia, Amato spiega che «la legge ha istituito la festa, ma non avendo citato l’articolo della legge precedente, che rende una festa tale a tutti gli effetti, l’interpretazione più corretta è che abbia istituito una solennità  civile».
Ma il governo non ha intenzione di fare marcia indietro: «Ne abbiamo già  discusso – dice il ministro per lo Sviluppo economico Paolo Romani -. È una data trascurata, dobbiamo ricordarla. Sarà  festività  solo quest’anno, durante il quale, peraltro, non ci saranno i ponti del 25 aprile e del primo maggio». D’accordo il governatore della Toscana, Enrico Rossi: «Sbagliato festeggiare e lavorare. Dobbiamo ricostruire il nostro profilo dirigendoci verso una rappresentanza nel mondo del lavoro che passa anche dalla difesa della festività  dei 150 anni dell’Unità  d’Italia».
Non la pensa così il presidente di Confindustria Marche, Paolo Andreani, che condivide la posizione di Emma Marcegaglia: «Celebrare un valore importante come quello dell’Unità  è un momento prioritario, ma credo che nello scegliere la data non si sia tenuto conto dei riflessi negativi che la possibile introduzione di un nuovo ponte potrebbe comportare al sistema produttivo italiano oggi concentrato nel recupero di competitività  e credibilità  rispetto all’economia mondiale». Difficile però scegliere una data diversa da quella dell’anniversario, considerando poi che l’esecutivo ha spiegato che la festa sarà  limitata al 2011. Ma Giuliano Cazzola, deputato Pdl e vicepresidente della Commissione Lavoro, non accetta «una rappresentazione del problema secondo cui si fornirebbe prova di maggior patriottismo se in quel giorno si facesse festa, anziché lavorare e produrre. Durante la crisi degli anni 70 persino la ricorrenza del 2 giugno fu declassata e spostata alla prima domenica successiva. Oggi anche il patriottismo diventa un pretesto per non lavorare». E in serata una nota congiunta di Rete Imprese Italia e Confindustria chiede di celebrare l’Unità  d’Italia «senza penalizzare la produttività ». A dimostrazione che, in questo momento, gli unici uniti sono gli imprenditori.


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