Wael, il manager di Google sparito in carcere

NEW YORK – È giovedì 27 gennaio, e il giorno dopo in piazza Tahrir succede l’inferno. Ed è da allora che Wael Ghonim è scomparso: proprio quando i ragazzi del movimento “6 aprile” avevano deciso di nominarlo portavoce. «Restituiteci Facebook, Twitter e gli Sms» aveva scritto: «Bloccare la libertà  di parola è un crimine». Wael Ghonim è la faccia di quell’Egitto che l’Occidente non voleva vedere. Manager di quell’azienda simbolo della modernità  globalizzata da Internet: Google. Responsabile marketing per il Medio Oriente e il Nord Africa. Ma soprattutto Wael sarebbe l’anonimo che su Facebook ha lanciato l’appello per la protesta del 25 gennaio. Per poi nascondersi dietro quel disegnino su Twitter: l’antico egiziano con gli occhiali e il MacBook sulle ginocchia. È il 31 dicembre quando compare quel primo messaggio: «Dio benedica i miei concittadini morti per il brutale attacco di Al Qaeda in una chiesa di Alessandria». Da allora non si dà  pace. La rivolta in Tunisia è una speranza. Ma l’executive di Google nota amaro la distrazione del mondo: «Cara Tunisia, non hai né petrolio né una bella storia di bravi terroristi suicidi: e allora perché dovremmo raccontare sui giornali cosa succede lì?». Dopo l’insurrezione («Ho le lacrime di gioia») comincia a ripensare al suo Egitto. È l’inizio della rivolta, 25 gennaio, e Wael racconta su Twitter in diretta: «Veniamo bastonati dalla polizia». Ma niente ferma i ragazzi di piazza Tahrir. «Andiamo verso la piazza gridando pane, libertà  e dignità ». Le violenze non piegano il suo sguardo aperto: «Ho parlottato con un po’ di poliziotti. Molti di loro sono brava gente». Molti? Oggi su YouTube compare un video che mostra il suo «arresto» mentre si oppone pacificamente ai pestatori del regime. Un testimone racconta che è rinchiuso nel Nuovo complesso della Sicurezza di Stato, 7mo distretto, Nord-Est del Cairo. Ha scritto: «L’avevo detto un anno fa che Internet avrebbe cambiato l’Egitto. E i miei amici mi prendevano in giro». Oggi quegli amici si organizzano su Twitter: «Solo la mobilitazione internazionale può salvarlo». Naguib Sawiris, il magnate di Orascom e Wind che si è schierato con l’opposzione, ne ha chiesto il rilascio. Dicon che potrebbe essere liberato già  oggi. Sarebbe bellissim. Per ora sulla sua pagina Twitter campeggia ancora quella frase: «Sto tornando verso Tarhir. A dormire nelle strade del Cairo. A condividere il dolore di milioni di miei concittadini. Sognando la libertà ».


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