Bpm cade sulle voci di aumento, rebus Ponzellini

MILANO – Bpm, o la smentita che non smentisce. Le voci di prossima ricapitalizzazione hanno piombato il titolo a 2,86 euro (-3,57%) con volumi potenti, senza curarsi della nota che la banca ha diffuso in apertura: «Bpm non ha assunto alcuna determinazione in merito a un aumento, né ha dato alcun tipo di mandato a riguardo». Gli operatori esperti capiscono troppo bene che il tono di tali frasi – richieste dalla Consob – è dei più soffusi. Oppure, sanno che lunedì scorso il presidente Massimo Ponzellini ha incontrato i sindacati interni e iniziato a sondarli sull’ipotesi di un aumento da 600 milioni di euro che rinforzi la banca nella nuova stagione. La proposta avrebbe incontrato l’avversione di tutte le sigle che governano il cda della banca, eccetto i rappresentanti di Cisl. Lunedì 28 il presidente tornerà  a incontrare i consiglieri-sindacalisti, l’indomani il cda esaminerà  il bilancio 2010, che dovrebbe chiudere con risultati che a Piazza Meda giudicano «più che dignitosi dato il contesto». Anche il patrimonio core tier 1 di fine 2010 risulterà  in crescita, al 7,1%. Ma tutto ciò non basta a mettere in sicurezza la banca, che oltre ai problemi frutto dei nuovi criteri contabili di Basilea 3 e dal bisogno comune di tenere più riserve a fronte dell’attività  creditizia, entro il 2013 dovrà  restituire aiuti governativi per 500 milioni. La situazione ai piani alti della banca è animata, con forti pressioni sul management da parte dei sindacati e dalla Banca d’Italia, che ha un’ispezione in corso. Il direttore generale Fiorenzo Dalu, avversato dalla maggioranza sindacale che gli imputa il progetto di integrare le reti Cassa di Alessandria e Banca di Legnano per tagliare i costi del lavoro, è ormai dato per uscente, ma solo dopo l’assemblea di aprile. Ponzellini, forse disorientato dallo “schiaffo” patito lunedì, è subito sceso a Roma dove ha incontrato in poche ore Lando Sileoni (Fabi), Raffaele Bonanni (Cisl) e il sottosegretario alla presidenza Gianni Letta. Sembra che il banchiere più vicino alla Lega Nord e a Giulio Tremonti sia andato a informarsi sulle intenzioni sindacali, ma anche su alternative di carriera, dato che il suo nome circola per diversi scranni ex parastatali come Poste (dove la presidenza è un mare interno Cisl), Finmeccanica, Terna. Poiché l’anno prossimo il cda di Bpm scadrà , il presidente potrebbe chiedere garanzie di continuità , alla Milano o altrove. Al di là  di destini personali e ritrosie interne difficilmente Bpm riuscirà  a scansare la ricapitalizzazione 2011. Ponzellini lo sa, anche per questo giorni fa ha incontrato Matteo Arpe, proponendogli di sottoscrivere circa un terzo (200 milioni) del futuro aumento a cui si accompagnerebbe un contributo manageriale. L’ex ad di Capitalia ci starebbe pensando su, forte dei 450 milioni che la sua Sator può investire, e del risanamento ormai compiuto di Banca Profilo, che ieri è uscita con un utile 2010 a 5,6 milioni (+79%), ricavi in forte crescita e un dividendo di mezzo centesimo.


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