Camusso: “Aiuti fiscali ai redditi bassi e tasse sui patrimoni oltre 800mila euro”

Susanna Camusso, leader della Cgil, ha in proposito un’idea precisa, raccontata ieri a RepubblicaTv intervistata dal vicedirettore di Repubblica Massimo Giannini. Berlusconi sta cercando di convincere Tremonti ad avviare una riforma fiscale, lei è d’accordo? «Da tempo diciamo che è necessaria, ovviamente bisogna vedere di che riforma si tratta». Il premier dice che la sinistra vuole la patrimoniale, è così? «Non mi risulta che sia così. Per quanto riguarda la Cgil sicuramente sì: siamo convinti che vada introdotta una patrimoniale sopra gli 800 mila euro». Tassando i Bot? «No, non bisogna pensare ai bassi redditi o a chi si è comprato casa con venti anni di mutuo. Bisogna invece pensare a chi ha tante ville e grandi patrimoni, all’aumento della tassazione sulle rendite finanziare, al fatto che le stock option devono essere trattate come il reddito da lavoro. Serve una riforma fiscale che ridistribuisca risorse verso il basso, ai dipendenti, pensionati e redditi bassi. E che le tolga alla rendita per darle alla produzione delle imprese». Del federalismo fiscale cosa ne pensa? «Che così com’è contiene in sé due ingiustizie: affida più competenze a comuni e regioni, ma sottrae loro risorse mettendo in difficoltà  le amministrazioni. In più l’aumento delle addizionali e l’aumento del costo dei servizi colpiranno ancora una volta lavoratori dipendenti e pensionati. Chi dichiara tutto il reddito e non evade». Da parte del sindacato la risposta a tutto questo può continuare ad essere lo sciopero generale? Cgil ne ha in programma uno il 6 maggio. «Lo sciopero non basta, ma va fatto. Di fronte alla situazione attuale ci sono troppi silenzi e poche assunzioni di responsabilità . Se le cose non vanno bene bisogna dirlo, lo sciopero è lo strumento che ha il sindacato per farlo. Il tema di questa manifestazione sarà  proprio la mancanza di responsabilità  della classe dirigente: se si cominciasse a discutere pubblicamente su cosa fare, come intervenire, noi non saremmo costretti a scioperare». Qual è lo stato dell’arte dei rapporti fra Cgil, Cisl e Uil? «Sappiamo che i lavoratori hanno bisogno di unità  e abbiamo fatto una proposta: ridiamoci delle regole e coinvolgiamo i lavoratori quando siamo in dissenso. Ma forse a qualche sindacato pare più utile ottenere il riconoscimento del governo che provare a determinare un cambiamento».


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