Cipsi: 95 milioni di litri d’acqua usati ogni anno per la neve artificiale

ROMA – Qual è la situazione della risorsa idrica in Italia? In nostro Paese non ne rischia la mancanza, almeno per il momento. Vero è, però, che alcune regioni, soprattutto quelle meridionali, devono ripetutamente fare i conti la scarsità  di acqua.
Secondo i dati di Solidarietà  e cooperazione – Cipsi (Coordinamento di iniziative popolari di solidarietà  internazionale), il Belpaese spreca l’acqua in maniera ingente: quotidianamente si perdono dalle condutture 104 litri d’acqua per abitante, pari al 27% di quella prelevata; ogni italiano consuma in media 237 litri di acqua al giorno: 39% per bagno e doccia, 20% per sanitari, 12% per bucato, 10% per stoviglie, 6% per cucina, 6% per giardino e lavaggi auto, 1% per bere e 6% per altri usi. A fronte di questi dati, 1/3 dei cittadini non ha un accesso regolare e sufficiente alla risorsa idrica: 8 milioni non hanno l’acqua potabile e 18 milioni la bevono non depurata.  E mentre circa il 15% della popolazione totale ogni estate è sotto la soglia minima del fabbisogno idrico e il 36% del territorio siciliano è desertificato, 95 milioni di litri di acqua vengono usati ogni anno per l’innevamento artificiale!

Il servizio, le reti. Il problema non è la mancanza di acqua in sé, quanto le tecnologie necessarie a renderla buona da bere.  Il servizio di acquedotto copre il 95,9% della popolazione (con una rete totale di 337.452 km), per il servizio di fognatura si copre l’84,7% (con una rete totale di 164.473 km) e per quello di depurazione si arriva al 70,4%. I dati del Rapporto Blue Book 2009 (realizzato da Utilitatis- Centro di ricerca sui servizi pubblici) mostrano un paese reale lontano da quello ideale, e forse sconosciuto ai più. Gli interventi sono necessari e urgenti, ma anche molto costosi. Secondo l’indagine, il fabbisogno di investimenti corrisponderebbe a 60,52 miliardi di euro in 30 anni (2,02 miliardi medi all’anno). Di questi il 49,7% sarebbero diretti al comparto acquedottistico (sia per nuove reti e impianti che per manutenzione) mentre il 48,3% alla fognatura e depurazione.

Acqua a peso d’oro. Ciò che pesa è l’instabilità  normativa che circonda il settore dei servizi pubblici locali e in particolare l’acqua: questo rende difficile l’avvio delle opere e il reperimento dei fondi necessari. Naturalmente la privatizzazione della gestione dell’acqua prevista dal Decreto Ronchi non ha fatto che peggiorare la situazione. A dimostrarlo sono le stesse cifre del rapporto Blue Book, che ha confrontato per il 2009 le tariffe tra gestioni private e in house: le prime sono aumentate del 12% rispetto alle previsioni, nel secondo caso il dato è rimasto praticamente costante (solo l’1% in più). (ep)
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Cittadinanzattiva: acqua sempre più cara. Una famiglia spende 270 euro l’anno

Giornata mondiale dell’acqua. In Italia aumenti medi del 6,7%. Nello specifico, superano il 30% a Palermo, Treviso e Viterbo. Toscana la regione più cara, Milano la città  dove il servizio costa meno

ROMA – L’acqua del rubinetto? Aumenta la bolletta, diminuisce il livello di soddisfazione e la fiducia da parte degli utenti, specie dopo le recenti decisioni della Commissione Europea che di fatto l’ha resa inutilizzabile ai fini potabili per oltre un milione di italiani. Al Sud, la popolazione che dichiara di non berla abitudinariamente supera il 60% (nel resto del Paese è al 54%), soprattutto a causa del cattivo sapore e di una crescente diffidenza sui controlli di qualità . L’annuale dossier realizzato dall’Osservatorio Prezzi & Tariffe di Cittadinanzattiva evidenzia le contraddizioni del Servizio Idrico Integrato nel nostro Paese, con dati anche sulla dispersione idrica. Cittadinanzattiva fa anche il punto su una riforma che in assenza di una Autorità  di regolamentazione rischia di traghettare il settore da monopoli pubblici a monopoli privati.
Costi. Rispetto al 2008, il costo dell’acqua non fa che aumentare: +6,7% la media, con aumenti enormi a Viterbo (+53,4%, record nazionale), Treviso (+44,7%) Palermo (+34%) e in altre sette città , dove gli incrementi hanno superato il 20%: Venezia (+25,8%), Udine (+25,8%), Asti (+25,3%), Ragusa (+20,9%), Carrara (+20,7%), Massa (+20,7%) e (Parma +20,2%). In ulteriori 10 città  gli aumenti hanno superato il 10%. In generale, gli incrementi si sono registrati in ben 80 capoluoghi di provincia. Inoltre, secondo dati Istat, da gennaio 2000 a dicembre 2010 l’aumento è stato del 64,4%.

In un anno una famiglia sostiene in media una spesa di 270 euro per il servizio idrico integrato. L’indagine svolta dall’Osservatorio Prezzi e Tariffe di Cittadinanzattiva è stata realizzata in tutti i capoluoghi, relativamente all’anno 2009. L’attenzione si è focalizzata sul servizio idrico integrato per uso domestico: acquedotto, canone di fognatura, canone di depurazione, quota fissa o ex nolo contatori. I dati sono riferiti ad una famiglia tipo di tre persone, con un consumo annuo di 192 metri cubi di acqua (in linea con quanto calcolato dal Comitato di Vigilanza sull’Uso delle Risorse Idriche), e sono comprensivi di Iva al 10%.

Differenze tariffarie. Con ben 8 tra le prime 10 città  più care, la Toscana si conferma la regione con le tariffe mediamente più alte (369 euro). Costi più elevati della media nazionale si riscontrano anche in Umbria (339 euro), Emilia Romagna (319 euro), Marche e Puglia (312 euro), Sicilia (279 euro).
Marcate differenze esistono anche all’interno di una stessa regione: ad esempio, nella stessa Toscana, tra Firenze, Pistoia e Prato (le città  più care d’Italia con 421 euro) e Lucca intercorre una differenza di 185 euro. Esempi simili si possono trovare anche in Sicilia (tra Agrigento e Catania lo scarto è addirittura di 232 euro), Piemonte (a Vercelli il costo è di 164 euro superiore rispetto a Cuneo), Liguria,  Veneto, Marche e Lombardia. 

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