E in Giappone è allarme per il mare radioattivo

TOKYO – Per tenere alto il morale dei terremotati, il governo sfrutta la tv trasmettendo a raffica messaggi che esaltano la resistenza e il coraggio dei giapponesi. La propaganda è onnipresente e martellante sui canali nazionali, mischiandosi perfino agli spot pubblicitari. «Tutto ciò sta diventando stucchevole», si lamenta la giornalista Yukiko Uko. «Vogliono farci credere che siamo gente in grado di resistere a qualsiasi cataclisma. Ma non è così, anche noi abbiamo paura». Al momento, tuttavia, non sono né il terremoto né lo tsunami che spaventano il Giappone, quanto la catastrofe nucleare che questi hanno generato. E’ di poche ore fa l’ultima brutta notizia al riguardo: l’Agenzia giapponese per la sicurezza nucleare ha reso noto che il tasso di iodio radioattivo nel tratto di mare nei pressi della centrale di Fukushima è 1250 volte superiore alla norma. Nel vano tentativo di tranquillizzare i più inquieti, un portavoce dell’ente governativo ha poi avvertito che «se si bevono 50 centilitri di acqua corrente con questa concentrazione di iodio si raggiunge nel corpo il limite naturale che si può assorbire». Il portavoce non dice però che cosa accadrebbe se di centilitri se ne bevessero il doppio. Sempre per sedare gli animi, altri funzionari hanno dichiarato che stanno controllando i livelli di radiazioni nell’acqua di mare a 30 chilometri dalla centrale danneggiata dal terremoto. «Ma siamo convinti che i dati mostreranno che non c’è motivo di preoccupazione per il rischio di contaminazione del pesce», ha dichiarato uno di essi. Un funzionario del ministero della Scienza aveva detto in precedenza che i livelli di iodio 131 a quella distanza dall’impianto nucleare costiero erano nei limiti di legge. Ma nonostante questi messaggi rassicuranti, la paura radiazioni continua a crescere. Ieri, in un mercato della capitale è stata trovata lattuga contaminata che proveniva da una fattoria di Koga, nella prefettura di Ibaraki, al confine con Fukushima. Il livello di iodio radioattivo dell’insalata raggiunge i 2.300 becquerel per chilogrammo, superando quindi la soglia limite dei 2.000. «E’ deplorevole che numerosi prodotti alimentari contengano livelli di radioattività  così alta», ha dichiarato con stizza il portavoce del governo nipponico, Yukio Edano. Salvo poi precisare che «le verdure contaminate non costituiscono una minaccia immediata per la salute umana». Intanto, la prefettura di Chiba ha raccomandato ai bambini di non bere acqua del rubinetto. Sempre secondo Edano la situazione alla centrale nucleare di Fukushima «è stabile e non peggiora, ma rimane ancora molto lavoro da fare». Il capo di gabinetto ha poi aggiunto che si è in una fase in cui «si cerca di impedire il peggioramento ed è difficile prevedere la fine della crisi nella tormentata centrale». Intanto, da un rapporto della società  Pasco, elaborato con immagini satellitari, risulta che lo tsunami ha travolto e raso al suolo una zona di 470 chilometri quadrati lungo la costa nord-occidentale del Giappone. L’ultimo bilancio parla di 10.102 morti accertati e di oltre 17.000 dispersi, mentre secondo la polizia i rifugiati sono 240.000 e sono ospitati in 1.900 centri di evacuazione. Ieri, infine, un studio commissionato da Greenpeace Germania a Helmut Hirsch, esperto di sicurezza nucleare, rivela che l’incidente di Fukushima avrebbe già  rilasciato un tale livello di radioattività  da essere classificato di livello 7, e non 5, o al massimo 6, come sostengono le autorità  di Tokyo. Se ciò fosse vero, le conseguenze per la popolazione potrebbero essere apocalittiche.


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