Rom. Famiglia senza tregua

ROMA – Elena e Erdei Mircea non sono arrivati in quella baracca appena tirata su solo perché al telefono li hanno avvertiti: «Non venite c’è la polizia, dicono che dobbiamo andarcene». Difficile indovinare cosa abbiano pensato. Forse, non si sono stupiti più di tanto. Per questa notte hanno trovato riparo da una sorella. Domani, cioè oggi, chissà . Se non fosse vero sarebbe il brutto finale di una pessima storia. Invece, è solo il pessimo finale di una pessima politica. Arrogante, crudele, e anche un po’ pasticciona. Elena e Erdei sono i gentiori dei quattro bambini rom morti nel rogo di Tor Fiscale, a Roma, il 6 febbraio scorso. Sono quei genitori che hanno visto sparire dalla loro vita, in cinque minuti, quei bambini vivaci e in crescita che avevano messo al mondo. Che si sono visti accusare di abbandono di minore, e che poco dopo sono stati accolti sia dal sindaco Gianni Alemanno che dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con tutti gli onori che si deve a una famiglia povera colpita da un lutto innominabile. Sono quei genitori che mentre chiedevano, prima di tutto, per i loro figli un ritorno garantito in Romania, dove solo pochi giorni fa si sono svolti i funerali, ricevevano molte rassicurazioni sul fatto che adesso – dopo i morti – avrebbero certamente ricevuto una sistemazione. Addirittura un appartamento. Perché dopo qualche ricerca era venuto fuori che Erdei Mircea non è poi un cattivissimo uomo rom: lavora nei cantieri edili al nero, e i suoi bambini che dormivano nella baracca non li aveva né chiusi a chiave né lasciati soli, visto che lui e la moglie erano andati a comprare acqua e qualcosa da mangiare e nel campo erano rimasti gli zii e gli altri fratelli. E che Elena e Erdei non sono neanche degli irresponsabili genitori rom, visto che una casa in muratura l’avevano anche cercata. Per ben due volte si erano uniti ad Action per cercare, insieme a italiani e migranti che non possono permettersi il lusso di un appartamento in affitto a Roma, di occupare uno stabile. Ma per ben due volte erano stati cacciati. Erdei e Elena sono atterrati proprio ieri pomeriggio a Roma, di ritorno dalla Romania. Non sapendo cosa fare, e visto che del famoso appartamento non se n’è vista l’ombra, avrebbero raggiunto l’altro gruppo di parenti, in tutto 15 persone, anche loro tornati nella capitale solo quattro giorni fa. E che non avendo, neanche loro, alcun tipo di contatto con le istituzioni avevano cercato riparo non troppo lontano dalle baracche dove era avvenuto il rogo. Invece ieri pomeriggio è arrivata una macchina della polizia municipale: «Ve ne dovete andare, qui non potete stare». Secondo la testimonianza di una delle sorelle di Erdei gli avrebbero anche detto: «Ma insomma, perché non ve ne andate in albergo?». «Noi non abbiamo i soldi per andare in albergo – dice al telefono Florian, uno dei fratelli di Erdei – non ho capito nulla, so solo che qui non ci possiamo stare, che domani torneranno per sgomberarci. Nessuno ci ha detto se c’è un altro posto per noi. Dove andremo? Non lo so. Sono stanco». E Alemanno? Il Comune ha diramato una nota per dire che la rilevazione della baracca abusiva tirata su da «cittadini comunitari» è avvenuta durante un pattugliamento della polizia municipale «nell’area dove avevano perso la vita quattro bambini rom e che finalmente è stata restituita ai rispettivi proprietari». Rispetto alla famiglia Mircea, dicono, «era stata predisposta una sistemazione alloggiativa che era stata rifiutata». Certo, non si trattava di una casa dove poter vivere tranquillamente ma di uno dei centri di accoglienza di Roma capitale i cui standard igienici e abitativi sono stati più volte denunciati dalle associazioni. La nota prosegue informando che i servizi sociali avrebbero cercato in questi giorni di mettersi in contatto con la famiglia in Romania per dire loro che era stato preniotato un biglietto aereo. Ma non ci sono riusciti. «Sono tornati oggi senza preavviso», specificano. Della nuova sistemazione «si parlerà  in una riunione la prossima settimana». E mentre passa il week-end, durante il quale non si lavora, ci mancherebbe? Dove dovrebbero andare genitori e parenti di quattro bambini morti bruciati? Il Comune potrebbe almeno prenotare un albergo.


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