Fiat, il giudice dà  ragione alla Fiom

Il giudice del lavoro di Torino ha respinto il ricorso della Fiat contro il reintegro sul posto di lavoro di Pino Capozzi, 36 anni, impiegato di sesto livello presso gli enti centrali di Mirafiori, delegato della Fiom. Capozzi era stato licenziato il 6 luglio – quasi in contemporanea con il licenziamento dei tre operai dello stabilimento di Melfi – perché aveva inoltrato attraverso la sua mail aziendale una lettera di solidarietà  dei lavoratori polacchi dello stabilimento di Tychy ai colleghi di Pomigliano. In ottobre l’impiegato aveva ottenuto dal tribunale il reintegro per chiaro comportamento antisindacale da parte della Fiat, che in nessun caso poteva sostenere di aver «ricevuto un danno» dall’uso della mail, né sul piano economico né su quello dell’immagine. Capozzi era perciò rientrato in fabbrica e aveva ripreso a lavorare e fare attività  sindacale. Al contrario, i tre operai di Melfi, sono ancora fuori dai cancelli nonostante una sentenza assolutamente identica. La Fiat aveva proposto ricorso. Ora anche questo tentativo è andato a sbattere contro il muro della legge. Ma il Lingotto non sembra aver intenzione di recedere. Un portavoce dell’azienda ha detto «attendiamo di leggere il dispositivo della sentenza per fare le opportune valutazioni». Sembra periò evidente che all’azienda interessa soltanto marcare un punto «politico»: all’interno della fabbrica deve esistere un solo potere, chi ci lavora deve «obbedir tacendo». Tutt’altro clima si respira ovviamente in casa Fiom. «Si conferma l’antisindacalità  del licenziamento – dice il segretario provinciale dei metalmeccanici Cgil, Federico Bellono – siamo soddisfatti e convinti che abbiamo fatto bene ad agire come Fiom. Si conferma la tesi secondo cui un rappresentante sindacale deve avere diritto di critica anche nei confronti dell’azienda per cui lavora».


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