Giappone: Msf, Caritas e Save the children attive nel soccorso

 

La Caritas italiana in collegamento con la Caritas giapponese, pur essendo molto piccola,,sta cercando di far fronte ai bisogni più urgenti. “Sono quattro le diocesi più colpite: Sendai, che ha subito i danni maggiori, Sapporo, Saitama e Tokyo” – riporta una nota della Caritas. “A Tokyo, alcune parrocchie fanno accoglienza e forniscono cibo alle persone rimaste bloccate a causa dell’interruzione dei trasporti. Nella diocesi di Saitama si stanno raccogliendo le disponibilità  dei volontari da inviare poi nelle zone più colpite”. Caritas Giappone ha lanciato una campagna di solidarietà  e domenica scorsa in tutte le chiese del paese è stata una giornata di preghiera e di raccolta fondi per le vittime del terremoto.

La Caritas ha anche attivato un team di emergenza per monitorare la situazione nelle diverse zone colpite. Il direttore di Caritas Giappone, padre Daisuke Narui, ha confermato che è in atto una mobilitazione generale, anche di volontari, e in collegamento con Ong locali. L’attenzione prioritaria è alle fasce più deboli della popolazione e include anche azioni di sostegno psicologico. La Caritas si impegna inoltre a concentrarsi in particolare sulla fase della riabilitazione. Caritas Italiana ha messo a disposizione un primo contributo di centomila euro e resta in collegamento anche con la rete internazionale per seguire l’evolversi della situazione e sostenere gli interventi avviati.

Anche l’ong Save the Children si è prontamente attivata. “Siamo estremamente preoccupati per gli almeno 70 mila bambini sfollati a causa del terremoto e dello tsunami. Moltissimi hanno perso le loro case e sono stati costretti a rifugiarsi in posti insicuri e disagiati come i centri di evacuazione che potrebbero indurre in loro ulteriore ansia e paura. C’è poi il rischio che un certo numero di bambini sia rimasto separato dai propri genitori e familiari” – spiega dal Giappone Stephen McDonald, coordinatore dell’intervento di emergenza di Save the Children che è presente da 25 anni in Giappone.

“E’ fondamentale provvedere subito a un supporto sia per i bambini che per i genitori, per aiutarli a fare fronte al devastante impatto del terremoto. Save the Children ha già  inviato un team a Sendai – l’area più colpita – stabilendovi una base operativa” – spiega McDonald. Inoltre un altro team dell’ong è dispiegato lungo la strada da Tokyo a Sendai per organizzare e allestire delle “aree sicure” per i bambini, degli spazi dove possano giocare e divagarsi, permettendo ai genitori di registrarsi per ottenere gli aiuti e l’assistenza d’emergenza. Save the Children inoltre avvierà  anche delle attività  di ricongiungimento dei minori rimasti soli e separati dai genitori.

Le 12 organizzazioni non governative di AGIRE sostengono l’attività  di Save the Children e di altre realtà  già  in loco, ma hanno valutato che non fosse opportuno intervenire congiuntamente in una situazione caratterizzata da una elevatissima capacità  di risposta locale, soprattutto in un momento in cui altre gravi emergenze umanitarierichiedono sforzi logistici e operativi di grande rilievo (Costa d’Avorio, Nord Africa, Somalia). “Le Ong di AGIRE hanno una storia consolidata di intervento in situazioni di crisi nei paesi non industrializzati, caratterizzati da debolezza nelle infrastrutture, povertà  endemica, assenza di istituzioni nazionali preparate. In Giappone la situazione è diversa e una nostra approfondita valutazione ci ha portati a ritenere che l’appello di AGIRE non costituisca al momento un reale valore aggiunto”. AGIRE comunque “non esclude la possibilità  di attivare un appello successivamente, qualora si configurasse una diversa esigenza di sostegno all’attività  di soccorso locale da parte di organizzazioni umanitarie internazionali”. Nel frattempo, AGIRE sostiene le attività  di Save the Children, una propria organizzazione associata e che ha immediatamente attivato una rete di interventi a sostegno dell’infanzia.

Le équipe di Medici Senza Frontiere sono state subito mandate nelle zone colpite dal terremoto e dal successivo tsunami nel nordest del Giappone e stanno assistendo la popolazione supportando il massiccio intervento guidato dal governo. MSF è presente nei luoghi del disastro con 10 operatori giapponesi, ma altro personale si sta recando nella zona. “Domenica, attraverso due nostre cliniche mobili, abbiamo compiuto una valutazione in due centri per sfollati, dove i bisogni medici sembrano aumentare” – dichiara Mikiko Dotsu, coordinatore dell’équipe di MSF.

“Ci è stato riferito dalle autorità  che in una zona nei dintorni di Minamisunriku, nel Miyagi settentrionale, vi erano 9200 persone, distribuite in 20 centri sfollati, con urgente bisogno di acqua, generi di prima necessità  e assistenza medica”, dichiara Mikiko Dotsu, coordinatore dell’emergenza per MSF. Sebbene le persone ferite siano state evacuate con gli elicotteri, c’erano molti anziani, alcuni con sintomi di disidratazione. MSF sta identificando alcuni bisogni specifici, come la necessità  di ossigeno, generi di prima necessità , materiale medico e acqua, e lavorerà  a fianco delle autorità  giapponesi per assistere la popolazione. “La situazione resta difficile per coloro che sono sopravvissuti al disastro, visto che un’ampia zona della prefettura colpita è ancora senza acqua ed elettricità ” – spiega MSF che sta anche monitorando la situazione nella zona degliimpianti nucleari di Fukushima: “Qualora vi fosse un serio incidente nucleare, sarebbe solo il governo giapponese a poter rispondere” – sottolinea la nota di MSF.

Anche la Croce Rossa Italiana (CRI) ha aperto una raccolta fondi in sostegno delle popolazioni colpite dal sisma e dallo tsunami in Giappone. I contributi raccolti dalla Cri saranno impiegati per supportare le attivita’ di assistenza della consorella giapponese a favore delle popolazioni, in stretta collaborazione con la Federazione internazionale della Croce rossa e della Mezzaluna rossa e con il Comitato internazionale della Croce rossa.


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