Giustizia, Alfano apre al Pd «I magistrati? Protesta corporativa»

ROMA — «Il Pd ci dica la sua idea, ne discutiamo in Parlamento» . Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, tende la mano al Partito democratico e lo invita a presentare le sue proposte sulla riforma della giustizia. Ospite del Tg1, il Guardasigilli si rivolge poi a tutte le opposizioni: «Non comprendo le opposizioni che dicono no: c’è un testo, si parla da 20 anni di riforma della giustizia. Il Parlamento sarà  chiamato a confrontarsi su questo testo» . «Noi abbiamo espresso la nostra opinione— aggiunge — crediamo sia dovere di un grande partito dell’opposizione come il Pd manifestare la propria opinione, abbiamo tanto tempo per approdare a un testo definitivo» . «Mancano due anni — spiega Alfano— sono 18 articoli, e in due anni anche con le forme dell’articolo 138 della Costituzione, che prevede più letture, comunque 18 articoli si possono approvare, e dunque ce la faremo entro questa legislatura» . Il Guardasigilli ha poi ribadito che non si tratta di «una crociata contro la magistratura» e che l’Anm, «essendo un sindacato, protesta per ragioni corporative: capisco le loro ragioni, perché si tocca qualche privilegio» . Il ministro ha poi nuovamente sottolineato che è molto tempo che la questione è sul tappeto, fin dall’epoca della Bicamerale presieduta da D’Alema, che non a caso aveva elaborato la cosiddetta bozza Boato con soluzioni in gran parte sovrapponibili alla riforma approvata giovedì dal governo. Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ha replicato a stretto giro al ministro: «Cominci Alfano a discutere dei progetti di legge che abbiamo presentato in Parlamento per una giustizia dei cittadini» . Comunque sia, nell’arco della giornata, con il passare delle ore la posizione del partito è sembrata ammorbidirsi, dopo che Franceschini aveva chiuso ogni ipotesi di confronto («cinica truffa» ) assieme a Rosy Bindi. Ed è stato lo stesso segretario a correggere il tiro: la riforma non è certo la «priorità  degli italiani» , ma in Parlamento «si discute sempre» . Ancora più aperturista Anna Finocchiaro («Il Pd non si sottrarrà  al confronto» ) mentre la dalemiana Franca Chiaromonte ha invitato il partito a «raccogliere la sfida» . Sul fronte del nuovo polo, l’idea è quella di «andare a vedere» le carte del premier. Pier Ferdinando Casini è il leader che ha espresso meglio di tutti questo punto di vista: «Staremo al tavolo, ma — mette le mani avanti— con una giusta dose di diffidenza» . «È una riforma che al 90 per cento rinvia a leggi ordinarie — ha aggiunto —, quindi può essere una cosa o il suo opposto» . Mentre la Conferenza episcopale ha reso noto il documento finale della 46esima Settimana sociale, in cui si apre alla possibilità  di modifiche alla Carta costituzionale («La Carta, che ha molto ancora da dare, non è intoccabile ma non bisogna stravolgerla» ) anche se si sottolinea la necessità  di un controllo reciproco tra i poteri dello Stato e il bisogno di dare all’elettore il reale potere di scelta e di controllo sugli eletti. Ma si è anche chiesto che sia «ineleggibile chi ha pendenze giudiziarie» . Il quotidiano Avvenire ha invece pubblicato un editoriale in cui si lancia un appello per un confronto aperto sulla riforma della giustizia invitando tutti a sedersi attorno ad un tavolo. — che il governo però non creda fino in fondo alla possibilità  di scrivere le nuove regole con l’opposizione lo dice chiaramente lo stesso ministro della Giustizia: «Il nostro obiettivo è quello di far coincidere il referendum con le prossime Politiche» . Parole che sembrano indicare che la maggioranza non crede che la riforma abbia qualche chance di ottenere i voti dei due terzi del Parlamento.


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