Gli insorti consegnano le mappe «Ecco gli obiettivi da colpire»

Bengasi — Sarà  il sole. Ieri il cielo terso, l’aria frizzante addolcita dal profumo di salsedine sul lungomare hanno accarezzato i sogni risorti della rivoluzione libica. Addirittura i suoi dirigenti si sono goduti l’incredibile, insperato, miracoloso privilegio di consegnare alla Nato i loro desiderata sugli obiettivi nemici da colpire con i jet avveniristici lontani anni luce dalle armi vetuste raccolte negli arsenali locali. «Abbiamo fornito una mappa delle truppe nemiche, segnalando le unità  che si dovrebbero fermare» , specificano. Due giorni fa, quando ancora gli uomini e le donne della rivolta a Bengasi temevano di venire annullati entro poche ore dall’avanzata delle truppe di Gheddafi, una plumbea cappa di nubi era appesantita dal vento polveroso del deserto. Il mutamento d’umore in poche ore è stato radicale, totale. «Stavamo preparandoci a morire. Avevamo quasi interiorizzato la prospettiva del fallimento. Poi, in pochi minuti, ascoltando la decisione del Consiglio di sicurezza al Palazzo di Vetro, abbiamo capito che non solo saremmo sopravvissuti, ma soprattutto che i nostri obiettivi sono più vicini che mai. Possiamo ancora lottare per creare la democrazia e la libertà  nel nostro Paese» , sostiene Mustafa Gheriani, volto noto tra gli uomini dell’ufficio stampa nell’ex Tribunale municipale. Trovati anche i 4 giornalisti del New York Times dispersi da martedì: secondo il quotidiano il governo libico ha garantito agli Usa la loro liberazione. Ieri mattina, arrivando dopo 24 ore trascorse a Tobruk, abbiamo trovato la città  felicemente spossata. A terra migliaia di bossoli vuoti di ogni calibro, il resto dei colpi sparati di continuo da mezzanotte alle cinque di mattina a ringraziare la comunità  internazionale per la scelta di imporre la «no-fly zone» e persino aprire la possibilità  di raid diretti sulle truppe mandate da Tripoli. Sui muri troneggiano i cartelli «Grazie Francia» . «Viva l’Onu, viva la Nato, viva Sarkozy» , scrivono sui palazzi del centro. L’entusiasmo e il senso di gratitudine sono tali che per una volta si attenuano anche le critiche contro Berlusconi. «Il governo italiano ha mantenuto un atteggiamento molto ambiguo all’inizio di questa crisi. Uno dei più deludenti. Ma ora Berlusconi promette che gli aerei inglesi e francesi potranno usare le basi nel Meridione. Grazie Italia!» , sostiene un consigliere del governo provvisorio incaricato delle questioni di politica estera. Da questa nuova posizione di forza non hanno alcuna remora nel rifiutare l’offerta di cessate il fuoco che arriva da Gheddafi nel primo pomeriggio. «Il dittatore si dimostra il falso di sempre. Al mondo annuncia il suo cessate il fuoco unilaterale. Ma sul terreno continua i bombardamenti, gli attacchi contro la popolazione inerme. Deve andarsene. Con lui non c’è alcuno spazio di negoziato. Vogliamo processarlo per crimini contro l’umanità  assieme ai suoi figli» , dichiara Abdel Hafiz Ghoga, vicepresidente del Consiglio nazionale, il governo provvisorio in funzione dal 27 febbraio. Tocca al portavoce del nuovo Stato maggiore militare, Khaled El Sayed, dettagliare quelle che definisce le «violazioni» dei miliziani del dittatore. A suo dire, ieri anche nel pomeriggio — quindi dopo la votazione della Risoluzione 1973 dell’Onu e persino dopo l’annuncio del cessate il fuoco da Tripoli — sono state violentemente colpite alcune zone a sud della capitale, Misurata e il centro di Ajdabiya. «A Misurata ci sono le perdite più gravi: 26 morti e 83 feriti civili. È stato colpito anche il grande ospedale centrale di Ras Tuba, dove sono ricoverate molte delle vittime» , specifica. L’attenzione resta intanto concentrata su Ajdabiya. Tre giorni fa era diventata l’ultima linea di resistenza delle forze rivoluzionarie, prima della paventata caduta di Bengasi 160 chilometri più a est. Ora potrebbe diventare il ponte di lancio della nuova controffensiva contro Gheddafi. Tuttavia la situazione sul campo resta confusa. Le avanguardie di Gheddafi sembra abbiano circondato il nucleo urbano, ma rinunciando per il momento a prendere l’autostrada del deserto che da qui in 450 chilometri porta allo snodo di Tobruk circondando l’intera Cirenaica. In serata alcune pattuglie si stavano invece facendo strada direttamente su Bengasi. Combattimenti erano segnalati a meno di 50 chilometri dal centro. El Sayed ha lasciato capire che proprio queste avanguardie potrebbero venire colpite dagli aerei francesi nelle prossime ore. «Nella nostra lista di obiettivi prioritari segnalati alla Nato ci sono ai primi posti le truppe di Gheddafi che più direttamente minacciano le città » , ha detto.


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