I cattolici di base pacifisti: «Anche con questa guerra l’umanità ha fallito»
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«Rivolgo un appello agli organismi internazionali e a quanti hanno responsabilità politiche e militari per l’immediato avvio di un dialogo che sospenda l’uso delle armi», ha detto papa Benedetto XVI dopo l’Angelus di domenica in piazza San Pietro, usando quindi altre parole rispetto a quelle della settimana precedente quando – a raid già iniziati – si era limitato a chiedere «l’accesso ai soccorsi umanitari». Intervenuto il papa, evidentemente si è sentito autorizzato a farlo anche il presidente dei vescovi italiani, il cardinal Bagnasco, che nella prolusione ai lavori del Consiglio permanente della Cei in corso in questi giorni a Roma ha auspicato «che si fermino le armi e che venga preservata l’incolumità e la sicurezza dei cittadini». Ancora più prudente l’Azione cattolica, la principale organizzazione laicale, che in realtà una vera e propria condanna dei bombardamenti non la esprime nemmeno, ma si limita a «sperare che l’intervento internazionale riesca nell’obiettivo immediato di far cessare il fuoco e impedire al regime libico atrocità contro la popolazione» e che le azioni militari «siano subordinate all’iniziativa diplomatica e politica dell’Onu». Non assecondano invece timidezze ed equilibrismi le associazioni e i movimenti cattolici di base, tradizionalmente impegnati su temi sociali, che il 2 aprile saranno in piazza insieme al resto della galassia pacifista laica e di sinistra. «Cessate il fuoco! Fermiamo la guerra, la violenza e la repressione», dice l’appello lanciato dalla Tavola della pace e sottoscritto dalle Acli, dagli scout dell’Agesci, Pax Christi, le ong cattoliche della Focsiv e i Beati i Costruttori di pace. «Invece delle bombe: la politica. Invece degli affari: i diritti umani. Invece della propaganda: l’informazione. Invece dei respingimenti: l’accoglienza. Invece del petrolio: le energie rinnovabili», sostengono le organizzazioni cattoliche, che invitano ad esporre la bandiera della pace alle finestre, a partecipare alla Giornata di mobilitazione nazionale del 2 aprile – sostenuta anche da don Ciotti – e ad organizzare iniziative nelle proprie città , come conferma don Nandino Capovilla, coordinatore nazionale di Pax Christi, che sta girando l’Italia per diverse iniziative per la pace, insieme a monsignor Giovanni Giudici, presidente di Pax Christi: «Non possiamo tacere la triste verità di un’operazione militare che, per quanto legittimata dal voto di una incerta e divisa comunità internazionale, porterà ulteriore dolore in un’area così delicata ed esplosiva, piena di incognite ma anche di speranze – dice Giudici -. Le operazioni militari contro la Libia non ci avvicinano all’alba, come si dice, ma costituiscono un’uscita dalla razionalità , un’odissea, perché viaggio dalla meta incerta e dalle tappe contraddittorie a causa di una debolezza della politica». Le Acli invocano l’Onu, perché «né la Nato né i “volenterosi” hanno l’autorità e la titolarità per condurre un’azione militare». Il Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza chiede di «fermare la guerra, dichiarare il cessate il fuoco e aprire un negoziato politico». Il Cipax e la Comunità di San Paolo ribadiscono il «No alle guerre, senza se e senza ma». E le Comunità cristiane di base considerano «la guerra fallimento della politica» e «strumento strutturale del dominio per il possesso delle ricchezze dei popoli».
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