Il bazar delle tribù. Così il Colonnello compra la fedeltà 

La nave ha cercato di avvicinarsi a Tripoli ma è stata costretta a tornare indietro perché non c’erano le condizioni di sicurezza. Rientrata nelle acque britanniche è stata intercettata da una vedetta. La storia ha un primo capitolo circa sette giorni fa, quando le autorità  inglesi sequestrano dinari per 1,4 miliardi di dollari, valuta che è stata stampata nel nord-est della Gran Bretagna e che è destinata alla Libia. Persa la prima parte del tesoro, i libici ci riprovano. E, pochi giorni prima dell’entrata in vigore delle sanzioni Onu, fanno partire il secondo carico sul mercantile. Trattandosi di dinari libici, è evidente che il regime può usarli solo nel Paese e magari nelle zone di confine di Egitto o Tunisia. Altrove sono carta straccia. Ma nelle mani degli 007 di Gheddafi la valuta diventa di nuovo preziosa per ricompensare quanti sono rimasti al fianco del regime. Dopo i primi giorni di sbandamento, Gheddafi ha dato un colpo d’ala. E ha riacquistato l’appoggio di chi stava per abbandonarlo. In modo sistematico, i servizi segreti hanno contattato leader delle tribù, capi clan e villaggi offrendo loro una montagna di soldi. Un esponente di una importante famiglia di Misurata ha ricevuto una chiamata attorno al 25 febbraio con la quale gli è stato proposto di allinearsi al regime. La sua risposta è stata però negativa. Il regime ci ha riprovato con i ribelli di Bengasi e con la tribù Zintan. Missione fallita. Persino i membri della Gadhadhfa — la stessa del dittatore — sono apparsi titubanti: c’è stata una spaccatura e un’ala ha preso posi- zione contro il Raìs. Frattura anche all’interno degli Obeidat, un clan che fornisce elementi per gli apparati di sicurezza. Deciso a giocare il tutto per tutto, Gheddafi ha inviato un velivolo — c’è chi dice un aereo o un elicottero— con valigie stracolme di denaro a Kufra. Su questa storia sono nate leggende metropolitane, compresa una che racconta dei soldi finiti nelle mani sbagliate. Rovesci a parte, il regime sarebbe comunque riuscito con questo «bazar» a bloccare l’emorragia di forze. Reparti che erano pronti a passare dall’altra parte sono rimasti con i lealisti. Qualche villaggio, specie nella parte ovest, non ha alzato il vessillo della rivolta. Hanno concluso buoni affari i reclutatori che hanno trovato mercenari in Niger, Ciad, Darfur e anche in Europa (serbi e ucraini). Fonti del Mali hanno confermato il passaggio di circa 800 tuareg diretti verso il centro strategico di Sebha. Misteriosa anche la missione di Qhadaf Al Dam, cugino di Gheddafi e da sempre anello di collegamento con l’Egitto. Voci sostengono che si sarebbe recato nel Paese confinante portandosi dietro somme considerevoli. Il suo obiettivo sarebbe stato quello di convincere alcune tribù che vivono a cavallo della frontiera ad attaccare l’area di Bengasi. Solo che, dopo qualche giorno, Al Dam ha rilasciato dal Cairo dichiarazioni contro il regime. E’ una scelta di campo autentica di un uomo coinvolto negli apparati del regime? Oppure una manovra? Le ultime informazioni lo segnalano in Siria. A cosa fare? E’ in esilio, rispondono alcuni. No, replicano ambienti dell’opposizione negli Usa, è in cerca di piloti.


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