L’allarme della Confcommercio: «570 euro in meno per ogni italiano»

Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio (Ansa)

 Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio (Ansa)

Il presidente Sangalli: spingere la domanda interna per aumentare anche l’occupazione
Le stime dell’associazione di categoria degli esercenti: dato negativo rispetto al primo trimestre di 4 anni fa

Corriere.it Sergio Segio • 18/3/2011 • Lavoro, economia & finanza • 63 Viste

MILANO – «Ciascun italiano dispone oggi per i consumi, a parità  di potere d’acquisto, mediamente di 570 euro all’anno in meno rispetto al primo trimestre del 2007». Questa è, secondo l’analisi del Centro Studi Confcommercio presentata all’apertura della due giorni dell’Organizzazione a Cernobbio (Como), la perdita che ogni famiglia italiana ha subito rispetto al periodo pre-crisi. Secondo gli esperti dell’associazione, inoltre, il tasso d’inflazione nel 2011 toccherà  il 2,7%, soprattutto per il rincaro delle materie prime, determinando «un appiattimento della dinamica dei consumi». Non dovrebbero però esserci conseguenze permanenti sulla dinamica dei prezzi, tanto che – ha fatto notare Mariano Bella, direttore del Centro Studi «la stessa inflazione dovrebbe rientrare sotto il 2% nel 2012».

«SPINGERE LA DOMANDA»â€ƒ- «Per avere maggiore crescita e occupazione – ha commentato il presidente dell’associazione, Carlo Sangalli – occorre fare maggiore leva sulla domanda interna perchè i consumi delle famiglie e gli investimenti contribuiscono per quasi l’80 per cento al Pil. I consumi delle famiglie si rivolgono per l’80% alla produzione nazionale. Quindi più consumi per avere più produzione e occupazione». E per far ripartire i consumi, nell’opinione dei commercianti, occorre tagliare le tasse su imprese e lavoratori, «la migliore politica di offerta che si possa mettere in campo, accompagnata dalle riforme strutturali».

GIOVANI E MEZZOGIORNO – Vanno inoltre affrontati due temi cruciali: la disoccupazione giovanile e i problemi del mercato del lavoro nel Mezzogiorno, «due problemi gravi che devono trovare collocazione ai primi posti dell’agenda di politica economica». Il riassorbimento della disoccupazione diventa condizione necessaria per il rilancio dei consumi e conseguentemente del Pil. Inoltre Confcommercio stima che la perdita di consumi dovuta alla condizione di disoccupazione di 640mila famiglie con persona di riferimento che ha perso il lavoro, abbia pesato per 0,6 punti percentuali nel corso del 2009, rispetto alla riduzione complessiva dei consumi in termini reali dell`1,8%: in altri termini, un terzo di questa riduzione è imputabile al non lavoro.

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