Lavoro e famiglia: Sacconi pensa a un nuovo welfare per madri e padri

MILANO – Nelle intenzioni del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, la «fumata bianca» può arrivare il 7 marzo. Vigilia di una ricorrenza suggestiva: la festa delle donne. Ma la bozza elaborata dai tecnici del ministero del Lavoro per il sostegno alle misure di conciliazione – tra i tempi della professione e le esigenze della famiglia – dovrà  attendere il placet delle parti sociali. E’ chiaro che il fattore D – con il dibattito innescato dalle manifestazioni del 13 febbraio (e migliaia di donne in piazza) e la polemica sulle quote-rosa all’interno dei consigli di amministrazione delle società  – guarderà  con attenzione alle linee-guida presentate dal dicastero delle politiche sociali.

LE MISURE – Telelavoro, maggiori forme di flessibilità  oraria per entrambi i genitori lavoratori nei primi tre anni di vita del bambino, possibilità  di trasformare temporaneamente il proprio rapporto di lavoro da full-time a part-time nei primi cinque anni di vita dei propri figli, misure fiscali di detassazione (con un’aliquota al 10%) sul salario di produttività  in riferimento alle somme erogate dal datore di lavoro. Misure, queste, pensate per un’unica finalità : una migliore conciliazione fra i tempi del lavoro e quelli della famiglia. E la vera novità  è proprio la possibilità  di poter espletare la propria mansione attraverso il telelavoro, in alternativa ai congedi facoltativi o a quello parentale. Strumento utilizzabile – di concerto con il datore di lavoro – anche in caso di grave infermità  del proprio coniuge o di parente entro il secondo grado (per ora sono solo le patologie oncologiche a prevedere la possibilità  della trasformazione del rapporto di lavoro dal tempo pieno al parziale).

I PALETTI – Al netto delle linee-guida della bozza-Sacconi, sulla quale i sindacati avranno poco da obiettare, ci sono invece da convincere le organizzazioni datoriali, in primis Confindustria. Ecco perché nel documento elaborato dal ministero del Lavoro ci sono tutta una serie di precisazioni che tentano di mediare tra due esigenze contrapposte: l’estensione di questi diritti ai lavoratori – peraltro già  utilizzati con successo nel modello anglosassone e nei Paesi scandinavi – e l’esigenza di non perdere produttività . Logico che tra le premesse della bozza suoni come prioritaria la richiesta di concertare le novità  nell’alveo dei contratti collettivi nazionali di categoria. E soprattutto «fatta salva in ogni caso l’autonomia di ciascun attore negoziale per gli specifici ambiti di competenza». Quindi anche su base territoriale e nella contrattazione aziendale. Tradurre il tutto a sostegno delle famiglie, senza scontare per questo un deficit di produttività , è la portata della scommessa


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