«La catastrofe peggiore dalla Guerra mondiale»

TOKYO— «Vi prego di considerare questa crisi la più grave che il nostro Paese vive dalla fine della Seconda guerra mondiale» . I due nomi non li fa ma da queste parti Seconda guerra mondiale si dice in un solo modo: Hiroshima e Nagasaki. Voce grave, giacchetta blu delle squadre di soccorso che gli è valsa qualche critica visto che parlava dal Kantei, la sua residenza a Tokyo, il premier giapponese Naoto Kan chiama a raccolta il Paese intero in questi giorni terribili. «Unendo le forze, aiutandoci a partire da parenti e amici — dice con il tono di un discorso di guerra — superiamo questa crisi, ricostruiamo il nostro Paese. È questa la preghiera che faccio a ciascuno di voi» . Tutto il Giappone si è fermato quando la tv di Stato ha mandato in onda quelle immagini. Anche gli schermi della metropolitana e dei treni hanno sospeso le normali trasmissioni, persino i tassisti hanno accostato per ascoltarlo con attenzione. Kan ha ringraziato la popolazione per la «freddezza «che ha dimostrato dopo quello che ha chiamato più volte il «Grande terremoto del Giappone orientale» . E più che sulle eventuali responsabilità  si è concentrato sui soccorsi: «Il sisma ha causato uno tsunami più grande del previsto — ha detto— ma dobbiamo ricostruire il Paese dando la priorità  alla vita umana e lavorare sodo per dare aiuto a chi oggi, domani e dopodomani si troverà  senza cibo» . In mattinata, il premier aveva visitato in elicottero la centrale di Fukushima, per vedere con i propri occhi l’entità  dei danni ma soprattutto per tranquillizzare la popolazione: «La situazione è grave ma non ci sarà  una nuova Cernobyl. Una piccola quantità  di radiazioni si è diffusa — ha ammesso — ma noi tuteleremo la salute dei cittadini e lavoreremo nel modo più veloce possibile» . Per questo ha ringraziato tutti i Paesi che hanno offerto un aiuto, almeno una cinquantina. Ma ha parlato soprattutto in prima persona: «Per salvare quante più vite possibili dobbiamo tenere duro: vi prometto che metterò, se necessario, a rischio anche la mia vita per completare questo lavoro» . Parole che i giapponesi hanno apprezzato. E con le quali il premier, al di là  della gestione dell’emergenza, potrà  forse superare il suo personale momento difficile: proprio il giorno prima del terremoto aveva ammesso di aver ricevuto finanziamenti elettorali illegali ma di non volersi dimettere. Adesso, davvero non può.


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