Moody’s taglia ancora il rating e Atene si infuria

ROMA – Ancora una volta l’agenzia Moody’s declassa la Grecia: tre gradini in meno per il suo rating – da Ba1 a B1- con prospettive negative sul debito. Questi esperti ritengono che siano aumentate le possibilità  di un default del paese, il cui merito di credito, adesso, è uguale a quello attribuito a Bilorussia e Bolivia. Immediata e furiosa la reazione del governo greco: decisione «completamente ingiustificata». Atene in effetti è alle prese con un duro piano di austerità , seguito passo passo dal Fondo monetario internazionale. Non a caso il numero uno del Dipartimento europeo del Fmi, l’economista Antonio Borges, si dice convinto che il programma di risanamento avrà  «successo» e non prevede di supervisionare i nuovi stress test della Ue per le banche. Lo stesso ministero delle Finanze greco parla di un giudizio che non riflette una «obiettiva e bilanciata» valutazione delle condizioni a cui il paese sta facendo fronte. In una nota, diffusa anche a Bruxelles, vi sono anche critiche sul «tempismo e le modalità » del declassamento: «Sollevano molti dubbi». La decisione di Moody’s giunge al termine di un’analisi che l’agenzia ha avviato fin dallo scorso dicembre. Si basa su tre motivazioni: le misure di consolidamento fiscale e le riforme strutturali di cui Atene ha bisogno vengono giudicate ambiziose e soggette a significativi rischi; vi sono considerevoli difficoltà  nella riscossione delle entrate; c’è il pericolo che la Grecia non soddisfi i criteri si solvibilità  (e quindi avrebbe bisogno di continuo sostegno) anche dopo il 2013. Il commissario Ue Olli Rehn, in una intervista, suggerisce di abbassare i tassi sui prestiti concessi a Grecia e Irlanda: «La questione, ora e domani, è la sostenibilità  del debito». Il comunicato del ministero critica Moody’s e le altre agenzie di rating che, dopo aver mancato di predire la crisi del 2008, «fanno a gara fra loro per essere le prime a individuare i rischi che porteranno alla prossima crisi». Questo atteggiamento rafforza gli argomenti a favore di «una maggiore regolamentazione» di tali entità : limiti e paletti già  da tempo sono allo studio del Financial Stability Board, l’organismo anti-crisi voluto dal G20 e guidato dal governatore italiano, Mario Draghi.


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