Napolitano esalta l’Unità  “Un nuovo cemento nazionale”

ROMA – Ce la possiamo fare, l’Italia può reggere alle dure sfide che l’attendono in questo «gran mare aperto». Ad una condizione, avverte Giorgio Napolitano: che operi nuovamente «un forte cemento unitario nazionale». Non eroso, non dissolto «da cieche partigianerie, da perdite diffuse del senso del limite e della responsabilità ». E lo dice agli uomini della maggioranza come a quelli dell’opposizione. Applaudono deputati e senatori, riuniti nella solenne seduta comune, il discorso del capo dello Stato che celebra i 150 anni dell’Unità . Un dettagliato, puntiglioso viaggio lungo 26 cartelle nelle luci ma anche nelle ombre della nostra storia unitaria. Messaggio, allora, di fiducia e di speranza ma anche senza nascondere che la strada maestra della «condivisione», resta incerta e piena di ostacoli: «Non so quando e come ciò accadrà  – confessa il capo dello Stato – ma convinciamoci tutti che questa è ormai la condizione per la salvezza comune». Un omaggio, commosso in certi momenti, alla Patria, alla Nazione, al Tricolore. Parole e valori – dopo un cammino di un secolo e mezzo scritto anche con il sangue e il sacrificio di tanti giovani vite, ricorda – di cui bisogna andare «orgogliosi, fieri». Con un ammonimento, però: «Potremo tanto meglio manifestare la nostra fierezza nazionale, quanto più ciascuno di noi saprà  mostrare umiltà  nell’assolvere i propri doveri pubblici, nel servire ad ogni livello lo Stato ed i cittadini». Batte le mani Berlusconi (che Napolitano incontra a più riprese a Montecitorio), alla fine l’applauso scappa perfino a Bossi e Maroni, anche se alla Lega è dedicato uno dei passaggi più forti del discorso del capo dello Stato, che pure torna a rivendicare il principio delle autonomie sancito dall’articolo 5 della Costituzione: «Il federalismo – avverte Napolitano – deve rafforzare le basi dell’unità  nazionale, non deve avvenire il contrario». I tantissimi leghisti assenti, la diserzione del Carroccio? Ai cronisti che lo chiedono, Napolitano risponde solo: «Domandate a loro, io non ho fatto il conto». Ma buon compleanno Italia il presidente della Repubblica non lo augura soltanto in Parlamento ma anche nei tanti appuntamenti della giornata di festa nazionale, dall’altare della Patria fino al concerto conclusivo del Nabucco diretto da Muti. Passando per la celebrazione della messa a Santa Maria degli Angeli officiata dal presidente della Cei Bagnasco. E proprio ai rapporti con la Chiesa, il capo dello Stato dedica un lungo passaggio del suo discorso alle Camere, a conferma anche del grande rapporto personale che lo lega al Papa: «Il rapporto dello Stato italiano con la Chiesa è costruttivo, e può contribuire a rafforzare la coesione nazionale, come dimostrato dal messaggio di Benedetto XVI». Il cardinale Bagnasco apprezza e ricambia, «è un momento molto bello, di rilancio dello spirito unitario». In giro per Roma, per Napolitano è dovunque un bagno di folla, tutti ad applaudire, tutti vorrebbero stringergli la mano, mentre per Berlusconi al Gianicolo partono i fischi e le contestazioni. Ad inizio seduta, il presidente del Senato Schifani introduce il capo dello Stato, «tutto il paese si riconosce nel suo primo cittadino». A chiusura, è Fini che lo ringrazia come «supremo garante dell’unità  della nostra nazione». L’Italia figlia di Mazzini («è una sola, non quattro, tre, due» cita il presidente della Repubblica), Garibaldi, Cavour e Cattaneo, ma che sconta ancora qualche peccato originale. La questione meridionale sopra ogni altra cosa, il divario nord e sud sul quale Napolitano invoca un «esame di coscienza collettivo», una severa riflessione sui propri comportamenti da parte di classi dirigenti e dei cittadini dello stesso Mezzogiorno. E aperta resta anche la questione sociale e la disoccupazione giovanile. Ma, ancora, i problemi potranno risolversi solo insieme, con il concorso di tutti. Come insegna la Costituzione, «tuttora la valida base del nostro vivere comune», e che potrà  anche essere riformata ma «attraverso sforzi condivisi».


Related Articles

Beni comuni e democrazia

Cari amici del manifesto, ho aderito al “Manifesto per un nuovo soggetto politico” con un messaggio nel quale, considerandolo un documento aperto, annunciavo alcune mie riserve e una vera e propria «opinione dissenziente».

Boeri: «Io mandato via perché ostacolavo gli affari»

Stefano Boeri, ex assessore alla Cultura «Lasciato solo anche dal mio partito»

Tagli alla sanità, rivolta di Lombardia e Veneto

Asse tra le due Regioni sullo sciopero fiscale. Maroni: «Bene Zaia, anche noi siamo pronti» Ma l’opposizione è divisa: «Strumento inutile» per Caldoro, «demagogico» per Vendola

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment