Per fermare i miliziani ci vorranno truppe di terra

L’ammiraglio Hueber in teleconferenza con il Pentagono ha espresso soddisfazione: «Le operazioni della Coalizione continuano ad andare bene e i partner stanno assumendo maggiori responsabilità . La Coalizione di tredici nazioni ha stabilito rapidamente la no-fly zone, conquistato la superiorità  marittima, applicato l’embargo, interdetto le forze terrestri, soppresso le difese aeree e realizzato le operazioni umanitarie». Missione compiuta? No. E ciò che resta da fare non è esattamente quello che il nostro parlamento ha deciso. Non si tratta di pattugliare disarmati mare e cielo, passare il comando alla Nato, fermare i profughi e salvare la capra Gheddafi e quel cavolo di suoi interessi fingendo che coincidano con i nostri. Hueber è stato chiaro: la sua missione finisce quando Gheddafi cessa di sparare sui civili, si ritira da Misurata e Ajdabiya e smette di violare la risoluzione dell’Onu. La Coalizione continuerà  a mettere sotto pressione le forze di Gheddafi che attaccano la popolazione civile e se ne fanno scudo, ma è evidente che presto ci sarà  bisogno di qualcosa di più di missili e proiettili che non distinguono un mercenario da un patriota. Hueber da bravo militare non lo dice, ma il ministro della difesa francese lo preannuncia: «La risoluzione dell’Onu non esclude l’intervento di truppe di terra». Non è vero: la risoluzione esclude «l’occupazione militare straniera della Libia», ma forse il ministro conta sull’interpretazione elastica del termine “occupazione”, come sempre accaduto. In queste ore alcuni cercano di convincere la Nato ad assumere il comando, anche se questo non cambia il compito da assolvere e non è detto che migliori le cose. Anzi. Altri cercano di convincere Gheddafi ad andarsene, ma non è detto che equivalga a dargli l’impunità . E lui lo sa. Altri ancora stanno pianificando l’intervento armato di terra. E allora da noi bisogna che qualcuno bravo prepari una terza mozione che confermando le precedenti le smentisca.


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