Più immigrati che abitanti Lampedusa al collasso e c’è il rischio epidemie

LAMPEDUSA – Di notte girano con addosso lenzuola e coperte di fortuna per ripararsi dal freddo. Sembrano fantasmi, li vedi al porto, accucciati sotto i Tir in attesa di partire per Porto Empedocle, nelle terrazze coperte di case abbandonate, perfino dentro i bunker sparsi nell’isola costruiti nella seconda guerra mondiale. Sono ormai 5.400 gli extracomunitari, quasi tutti tunisini, che vivono da giorni a Lampedusa: una folla, una moltitudine di disperati che ormai ha anche superato la popolazione di Lampedusa stessa. Ma sono oltre 15mila gli immigrati arrivati dall’inizio dell’anno sulle coste italiane. E la gente è allo stremo: il Centro di accoglienza è in condizione igieniche spaventose, e il rischio di epidemie come ha detto lo stesso governatore Lombardo, è ormai davvero concreto. I lampedusani non ce la fanno più, l’isola è sovraffollata, quasi al collasso. Agli immigrati e agli isolani si sommano infatti anche centinaia di uomini delle forze dell’ordine, polizia, carabinieri, guardia di finanza ed esercito giunti di rinforzo per una sorveglianza (ormai impossibile) al Centro. Un ostello dei disperati dove sono presenti anche 230 minori giunti a bordo dei barconi senza genitori o parenti, molti dei quali in attesa di identificazione, e 19 donne. Ieri il Comune ha avanzato la proposta di aprire un centro di accoglienza per 2.500 persone sull’isolotto di Lampione. Intanto a Lampedusa manca tutto: acqua, cibo, medicine, servizi igienici: i pasti non bastano per tutti, ed è ormai impossibile governare migliaia di persone ammassate dentro i capannoni, dove la tensione è sempre più alta. Chi ha qualche soldo fa la spesa nei supermercati, altri vengono rifocillati dalle famiglie di Lampedusa. E gli sbarchi non accennano a fermarsi. Anzi, si teme che nei prossimi giorni l’afflusso di extracomunitari possa diventare di proporzioni sempre più massicce. Dalla sponda opposta, dalla Libia dove imperversa la guerra, migliaia di somali, eritrei, nigeriani e di altri paesi del centro Africa, sono in marcia per raggiungere il confine tunisino e da lì raggiungere l’Italia. Sono gli africani respinti nei mesi scorsi in mare e riportati in Libia, da dove erano partiti, e rinchiusi nei lager allestiti da Gheddafi. Conseguenza dell’accordo che era stato stipulato con il governo italiano. Ma quel trattato non c’è più, in Libia c’è la guerra, e l’esodo di profughi rischia di intasare ancora di più il Canale di Sicilia. Aumentando l’emergenza immigrati non solo a Lampedusa ma in tutta l’Italia. Una previsione confermata dal ministro degli interni, Roberto Maroni, che domani sarà  in Tunisia, e più volte ha annunciato «il serio rischio» che tra gli extracomunitari arrivati con i barconi possano esserci esponenti legati al mondo della criminalità  «o peggio ancora del terrorismo». Adesso che la situazione si è fatta insostenibile, il ministro Maroni ha finalmente deciso di inviare una nave che possa trasportare oltre un migliaio di tunisini sulla terraferma, per poi essere trasferiti in altri centri di accoglienza. Gli immigrati non saranno quindi ospitati nella prevista tendopoli che doveva essere allestita nell’isola, dopo le proteste dei lampedusani che l’altro ieri avevano bloccato la nave di linea che collega l’isola con la terra ferma. Il ministro dell’Interno ha quindi promesso anche aiuti economici per l’isola, mentre il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano ha lodato le iniziative di Maroni, affermando di essere al suo fianco condividendo e apprezzando la gestione dei flussi migratori. «Dobbiamo concorrere insieme alla massima coesione sociale e politica – ha aggiunto Napolitano – anche di fronte a dinamiche complesse e problematiche dell’accoglienza di chi arriva e della vigilanza».


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