“Abbiamo visto annegare quaranta persone” a Lampedusa il dramma degli ultimi immigrati

 LAMPEDUSA – «Sono morti, sono morti. Sono affondati davanti ai nostri occhi, inghiottiti dal mare agitato. Erano in 45, erano partiti insieme a noi la notte scorsa. Per un po’ abbiamo viaggiato quasi fianco a fianco, la nostra barca era più grande ed eravamo quasi cento. Poi, improvvisamente, quella si è capovolta. È stato un attimo, un’immagine che resterà  per sempre nei nostri occhi. Sono finiti in mare, sono morti…». 
È l’ultima tragedia nel Mediterraneo. La raccontano in lacrime gli ultimi immigrati approdati ieri sera stremati a Lampedusa. Solo in cinque, spiegano, si sono salvati: «Molti non sapevano nuotare e sono scomparsi quasi subito dalla nostra vista inghiottiti dalle onde. Quei pochi che ci riuscivano si sono avvicinati al nostro barcone. Stavano per affondare anche loro, poi, grazie a Dio, siamo riusciti a prenderli lanciando loro una cima. Li abbiamo tirati su a bordo e adesso sono qui con noi. Guarda, sono quelli la, quelli tutti bagnati. Tremano per il freddo. Gli altri sono tutti annegati, molti erano nostri amici e adesso non ci sono più…». 
E’ un racconto che fa venire la pelle d’oca. Poi vediamo i cinque sopravvissuti. Uno barcolla, trema, è tutto bagnato mentre gli altri sono asciutti. Un altro miracolato, poco meno di 25 anni, è scalzo, fa un salto sulla banchina del molo Favaloro di Lampedusa e cerca subito qualcosa per coprirsi. I soccorritori non sanno ancora quello che è accaduto al largo di Lampedusa, uno dei superstiti lo racconta mentre attendono di salire sul pullman che li porta al Centro di accoglienza di Lampedusa. La struttura sta letteralmente esplodendo: sono più di 1.400 gli immigrati con gli ultimi 500 arrivati in nottata. E altre carrette del mare cariche di disperati sono state avvistate al largo: le motovedette della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza li stanno cercando. 
Il barcone con il centinaio di disperati che hanno visto affondare altri 40 loro connazionali al largo di Lampedusa, è giunto sull’isola intorno alle 20,30. Nessuno sapeva e pensava che quelli appena sbarcati avevano assistito impotenti all’ultima tragedia del Canale di Sicilia. Era dal primo pomeriggio di ieri che Guardia Costiera e Guardia di Finanza erano preoccupati per due barconi a circa 40 miglia a sud di Lampedusa che imbarcavano acqua e che rischiavano di affondare. Dopo qualche ora, mentre i due natanti si stavano inabissando, i militari sono riusciti a intervenire e a trasbordare gli immigrati sulle motovedette che hanno poi raggiunto Lampedusa. 
Ma mentre tornavano al largo, secondo il racconto dei sopravvissuti, sarebbe avvenuta la tragedia. «E’ accaduto otto-dieci ore fa – racconta uno dei cinque naufraghi, un gigante d’uomo che la paura ed il freddo fanno sembrare piccolo – il mare non era molto agitato ma su quella barchetta eravamo in 45 e si viaggiava a pelo d’acqua. Ci sentivamo tranquilli perché davanti a noi c’era l’altro barcone più grande. Ma poco prima che il sole sparisse, non so ancora come e perché, la nostra carretta si è capovolta ed è affondata. Siamo finiti tutti in mare, io un po’ so nuotare, ma molti altri no. Li ho visti sparire uno dopo l’altro. Uno si è aggrappato a me ma non sono riuscito a portarlo in salvo. Non era facile, anch’io ho rischiato di affondare perché lui non lasciava la presa. Poi però ha mollato ed è scomparso. Ho ripreso fiato mentre quelli dell’altra barca si avvicinavano – continua a raccontare – Ci hanno tirato una cima e in cinque ce l’abbiamo fatta, siamo saliti a bordo di questo barcone – dice indicando l’imbarcazione ancora ormeggiata sul molo Favoloro – e ci siamo salvati. Ma tutti gli altri non ci sono più. Con me c’era anche un mio cugino, eravamo tutti partiti con la speranza di farcela, invece Dio ha voluto così…». 
E mentre al largo di Lampedusa si consumava questa ennesima tragedia con 40 morti annegati, nelle acqua tra Malta e Siracusa, dall’altra parte della Sicilia, un traghetto noleggiato dal governo marocchino, stava facendo rotta verso il porto di Augusta, in provincia di Siracusa. A bordo 1.800 marocchini prelevati in un porto libico che hanno prima puntato verso l’isola di Malta e poi verso le coste siciliane. Ma in serata è arrivato lo stop del Viminale perché il traghetto “Mistral Express” non ha comunicato i dati richiesti dalle autorità  italiane. Fino alla tarda serata di ieri il “Mistral” era in acque internazionali e non si sa ancora cosa accadrà .


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