“Via da scuola chi non paga la mensa”

ROMA – Chi non paga la mensa è fuori dalla scuola: così ha deciso una delibera approvata dal consiglio dell’istituto di via Giuseppe Messina a Roma, nel cuore di Cinecittà , frequentato da quasi mille alunni per l’intero corso dell’obbligo, dalla materna alle medie. Per i genitori morosi, arriverà  “un nulla osta in uscita” che li costringe, per il prossimo anno, ad iscrivere i propri figli altrove. Una decisione presa in extremis dal preside insieme all’intero corpo docente, nella speranza di risolvere una situazione diventata cronica. La norma taglia-alunni è stata discussa e approvata da tutto il corpo docente il 7 febbraio scorso. Poi il dirigente scolastico Luciano Serra ha convocato gli oltre 200 rappresentanti, spiegando i motivi della decisione: «Questa scuola si fonda sul tempo pieno, 44 classi su 49 usufruiscono della mensa. Sono solo cento gli alunni esenti: tutti gli altri che, come stabilito dal Comune hanno presentato la dichiarazione dei redditi, sono tenuti a pagare il servizio di cui usufruiscono. È intollerabile che gente che può permetterselo non paghi le tasse mettendo a repentaglio la refezione per tutti gli altri». La tassa mensile che oscilla fra i 40 e gli 82 euro per alunno: ma nella scuola di via Messina il 90 per cento delle famiglie risulta moroso. Giunti a metà  dell’anno scolastico, la cooperativa che gestisce i pasti ha chiesto di essere saldata. Così il dirigente è arrivato a questo estremo provvedimento, con l’intenzione di riuscire a sollecitare le famiglie inadempienti. Le reazioni anche violente dei genitori non si sono fatte attendere. Spiega Stefano Valente, rappresentante di istituto: «Appena ricevuta la circolare molti di noi si sono rivolti ai sindacati scolastici e c’è stato anche chi ha chiesto un parere legale in via privata. Non c’è giustificazione che tenga: il preside non può impedire ai morosi l’iscrizione all’anno scolastico successivo. È illegale perché si tratta di scuola dell’obbligo e questo tipo di provvedimento non è nei poteri di un dirigente scolastico. Di più: è incostituzionale. A trovarsi danneggiati sono proprio i bambini». Su tutta la vicenda c’è un’ulteriore aggravante: da questo mese i bollettini degli avvenuti pagamenti devono essere consegnati dagli allievi ai docenti (entro il 10) i quali registrano chi ha pagato e chi no. Non sono mancate le situazioni di disagio e persino di discriminazione dei bambini stessi, costretti a portare in classe, e di fronte ai compagni, le ricevute, come tante madri hanno potuto verificare e raccontare. «Ho deciso di cambiare scuola a mia figlia: tutta questa vicenda ha dell’assurdo. Che il mancato pagamento di una rata comporti l’esclusione dall’istituto è una follia. Non si era mai sentito nella scuola italiana qualcosa del genere», commenta Giorgia Carofiglio, mamma di una bambina delle elementari. «Il problema qui è che la maggior parte delle famiglie ha problemi di sussistenza. Per molti anche i cento euro possono costituire un problema», spiega Livia Cosentino, rappresentante di una V elementare. D’altra parte proprio i recenti provvedimenti comunali – ratificati dalla giunta Alemanno all’inizio dell’anno scolastico – con i contributi stabiliti secondo fasce di reddito, hanno portato la situazione al limite della sostenibilità  per le famiglie.


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