Riappare il banchiere dissidente Tripoli: “Ok gli impegni con l’Eni”

MILANO – Farhat Bengdara torna a palesarsi, con una mail scritta da Istanbul al Financial Times. Il governatore della banca centrale di Tripoli e vice presidente di Unicredit informa di essere in Turchia perché «da lì è più semplice lavorare con serenità ». Ma la sua attività  per conto del regime di Muhammar Gheddafi, sarebbe già  finita. Nelle stesse ore, infatti, il governo libico informava di averlo sostituito nell’istituto di emissione con Abdulhafid Zlitni, il ministro delle finanze. Bengdara ha scritto di aver trascorso due settimane – l’ultima, irreperibile – a spiegare gli effetti del congelamento dei beni. Ma i fatti (domani l’Ue approverà  il congelamento dei beni di cinque casseforti libiche, tra cui la banca centrale e il fondo Lia) gli vanno contro. Intanto a Tripoli il ministro del petrolio, in conferenza stampa, ha detto d’essersi consultato con l’ad dell’Eni Paolo Scaroni sulla situazione, e che «la Libia onorerà  i suoi impegni con le compagnie petrolifere straniere, compresa Eni, perchè Tripoli non intende rimettere in discussione le concessioni». La questione, per Bengdara, è un’altra. Nella lettera non ha precisato se sia passato con i ribelli, ma tutto nella vicenda lo fa supporre. Tra l’altro il curriculum di Bengdara, la sua età  (classe 1965) e le sue relazioni fanno ritenere che possa rivestire ruoli centrali, qualcuno dice come capo del governo. Nel frattempo l’ex “governatore dissidente”, che ha le chiavi dei forzieri libici ed è tra i pochi in grado di movimentarli, si consola con la poltrona in Unicredit, che per ora dovrebbe mantenere. Le nomine di amministratori sono personali: solo le dimissioni ne motivano la sostituzione. Ma è improbabile che Bengdara lasci aperta una casella così importante, e metta la banca italiana nell’imbarazzo di chiedere a Gheddafi un altro rappresentante. Più attuale, ed è probabile che oggi il comitato governance-nomine Unicredit inizi a parlarne, è il congelamento dei pacchetti della banca centrale (5%) e del Lia (2,5%). Se poi, domani, arriveranno le decisioni Ue anti-Libia, il cda Unicredit del 22 marzo dovrebbe sterilizzare quote e diritti di voto libici. E in primavera versare le cedole loro spettanti in un conto blindato.


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