Risorse al non profit tra crisi e tagli, enti erogatori guardano al modello inglese

Per il presidente Scalvini occorre andare oltre ”l’embrione” dell’Agenzia per le onlus; ”valida” l’esperinza della Charity Commission. Dall’Assifer nel 2010 circa 100 milioni per progetti d’utilità  sociale

Redattore Sociale Sergio Segio • 10/3/2011 • Terzo settore & Non profit • 105 Viste

ROMA – Se agli effetti della crisi economica si sommano i tagli nei trasferimenti pubblici, diventa indispensabile individuare regole e strumenti – e un punto di riferimento preciso con cui il terzo settore possa interloquire a livello istituzionale – per dare concretezza a solidarietà  e sussidiarietà , stimolando le donazioni per finalità  d’utilità  sociale. È l’esigenza che ha spinto Assifero (Associazione italiana fondazioni e enti di erogazione) ad organizzare – in collaborazione con l’Intergruppo parlamentare per la sussidiarietà  – il convegno sul tema “Risorse private per il terzo settore”, in corso questa mattina presso la Sala del Mappamondo di Palazzo Montecitorio. Ad aprire il convegno, il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi, che ha riferito: “Stiamo dando parere su una proposta importante sullo statuto delle piccole e medie imprese”. “Il metodo come Intergruppo che abbiamo seguito fin
dall’inizio – ha continuato – è seguire le esperienze positive in atto nel nostro paese e in altri, come modelli positivi da poter seguire. Ma l’esperienza innovativa del 5 per mille, italiana, può diventare un modello per altre nazioni”. Inoltre Lupi ha rilevato l’impegno legislativo dell’Intergruppo parlamentare, “perché siamo convinti che le normative e i controlli devono essere strumenti che favoriscono e non mortificano la solidarietà  e la sussidiarietà ”. Ancor prima dell’Unità  d’Italia, il cui 150° anniversario è ormai imminente, il nostro paese “era ricco di esperienze” in tal senso. Previsto un momento solenne alla Camera, durante i festeggiamenti, centrato sul  valore della sussidiarietà  e sulla sua importanza per la storia d’Italia.  “Ospedali, università , opere pie, nascono come libera espressione della  società ”, ha ricordato, auspicando un maggiore spazio alla sussidiarietà .

“Stiamo vivendo, come soggetti in generale del terzo settore e in specifico come fondazioni, un processo di grande trasformazione: sono alcuni  decenni che il mondo del non profit è investito da processi di cambiamento molto rilevanti”. Quindi è necessario un soggetto istituzionale che permetta al terzo settore di interloquire non solo dal punto di vista legale, nel quale “rendere trasparente il proprio operare e avere risposte certe su come comportarsi rispetto alla governance, all’amministrazione e ad altro, per tornare a casa senza avere l’assillo di quale sarà  la reazione dietro l’angolo dal punto di vista fiscale e civile”. Lo ha sottolineato Felice Scalvini, presidente di Assifero (Associazione italiana Fondazioni ed Enti di erogazione), i cui 60 soci hanno erogato nel 2010 circa 100 milioni di euro a sostegno di progetti d’utilità  sociale e che in questi ultimi anni sta diventano il punto di riferimento della filantropia istituzionale nel nostro paese.

“La situazione generale di crisi economica produrrà  mutazioni nelle risorse disponibili, sia pubbliche che private, e la loro allocazione”, ha proseguito Scalvini, evidenziando i principali elementi di questa trasformazione: “Anzitutto, l’espansione dei bisogni a cui dare risposte per ragioni demografiche (pensiamo agli anziani) e migratorie, per il miglioramento delle
tecniche (nelle cure dei disabili, ad esempio), infine per una crescita civile, culturale e sociale nel riconoscimento dei diritti. Per non parlare dei bisogni ambientali e della gestione dell’energia”, ha aggiunto. Un movimento che ha suscitato “la proliferazione di iniziative che partivano dal basso: si pensi all’esperienza del volontariato, delle cooperative sociali, alla grande invenzione delle fondazioni bancarie, alla diversificazione del mondo associativo”. Nel pianeta delle attività  sociali, inoltre, “ha fatto irruzione la dimensione  economica: prima la sopravvivenza era legata a donazioni di privati e sussidi  che si ottenevano dalla pubblica amministrazione. Adesso si opera sul mercato,  vendendo servizi assistenziali, ad esempio, mantenendo inalterato l’ideale. Siamo il primo paese al mondo con una legge sull’impresa sociale”, ha notato ancora Scalvini. Ma la trasformazione “mette sotto stress” questo mondo ed è insufficiente governarla con la normativa. Quindi la proposta e l’esigenza di avere “un’autorità  che guidi questo processo: un embrione è stata l’Agenzia per le onlus. In questa prospettiva, con uno spirito europeo senza provincialismo capace di confrontarsi, ci sembra che l’esperienza anglosassone della Charity Commission, sia valida per continuare a far crescere un processo virtuoso dal punto di vista sociale ed economico”. (lab)

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