Torino, contestato il Cavaliere scontri tra i manifestanti e la polizia

TORINO – Fischi e l’inno di Mameli contro Berlusconi in visita a Torino per incoronare Michele Coppola a candidato sindaco. L’hotel Principe di Piemonte da dove pochi giorni fa il presidente Giorgio Napolitano usciva accolta da folle plaudenti ieri è diventato un fortino assediato e protetto da cordoni di polizia e carabinieri in assetto antisommossa. Un corteo formato da grillini, Agende Rosse e Resistenza Rosa, pacifisti ha bloccato il centro della città  e circondato l’albergo. Dapprima la protesta è stata del tutto pacifica, scandita da slogan contro Berlusconi («Buffone fatti processare» «Dimettiti» «Fuori la mafia dalla stato») e da cori che hanno intonato l’inno nazionale e Bella Ciao. L’intervento di gruppi dell’antagonismo e di appartenenti ai centri sociali poi però ha scatenato la reazione della polizia che, dopo il lancio ripetuto di bottiglie e petardi, ha caricato i manifestanti. Poche e rapide cariche di contenimento hanno però riportato la calma. Due poliziotti sono rimasti feriti e un giovane di 22 anni è stato identificato e denunciato. La scelta violenta degli antagonisti ha diviso la manifestazione. Vittorio Bertola, candidato sindaco per il Movimento Cinque Stelle, in prima fila nel corteo, spiega: «Quando è iniziato il lancio di petardi e di oggetti contundenti ho cercato di spiegare ai ragazzi dei centri sociali che non era quello il modo di protestare contro Berlusconi…». Grillini, agende Rosse e Resistenza Rosa, di fronte allo slancio violento degli antagonisti, hanno così scelto di ripiegare, lasciando i facinorosi a fronteggiare polizia e carabinieri. I centri sociali, poco più di cinquecento persone, hanno continuato l’assedio dell’hotel dove si stava svolgendo la cena con Berlusconi e il suo candidato per Torino sino a tarda sera senza mai però riuscire a forzare il perimetro presidiato da carabinieri e polizia. «Sono i soliti contestatori itineranti, li trovo ovunque vada – ha commentato Silvio Berlusconi – non si illudano. Non lascerò mai il paese in mano a giudici comunisti».


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