Yemen, la lega araba dice “Basta”

La “tempesta perfetta” del Medio Oriente è arrivata anche il quel brutto palazzo al Cairo che affaccia su Piazza Tahrir che ospita la Lega Araba, se in meno di quindici giorni per due volte rimprovera e condanna un Paese arabo per «crimini contro la popolazione civile» che chiede libertà  e democrazia. Concetti che solo fino a qualche settimana fa non sembravano coniugabili nella lingua araba. La strage di civili di venerdì scorso ha spinto diversi esponenti del regime, generali e politici, diplomatici ad abbandonare il presidente Ali Abdullah Saleh. Basta sangue. Gli ambasciatori della Lega Araba hanno messo la loro condanna nero su bianco dopo un vertice dedicato alla crisi yemenita. Stanno uscendo parole nuove da un’assise rimasta in sonno per lunghi anni, paralizzata dai veti incrociati per non urtare la suscettibilità  di questo o quel Paese arabo, mai nessuna condanna per quel che accadeva all’interno dei singoli confini, con i soliti veti massimalisti su Israele e l’indifferenza sostanziale per il problema palestinese. Era un notabilato inutile. Forse dietro questa evoluzione c’è il suo segretario Amr Moussa, l’ex ministro degli Esteri di Mubarak passato adesso nel campo democratico. Il suo mandato scade ad aprile, vuole correre per la presidenza in Egitto.


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