Come ti educo al nucleare

Un altro giorno ti capita di accompagnarli, i tuoi studenti, a una conferenza informativa della Fondazione Veronesi sull’Energia del futuro: proposte energetiche per un futuro sostenibile. Insieme a te, al teatro Quirino a Roma, alle nove e mezza di mattina, ci sono un’altra trentina di insegnanti, soprattutto di scienze o di fisica, e con loro un trecento quattrocento ragazzi del triennio di vari licei della provincia di Roma. A conferire – dopo il saluto benedicente in un video registrato del presidente della fondazione, Umberto Veronesi, e addirittura un breve audio diGiorgio Napolitano – ci sono tre professori: Luigi De Paoli (Economia dell’energia alla Bocconi), Giuseppe Zollino (Ingegneria nucleare a Padova), Giampaolo Manzolini (ricercatore in Energia e Ambiente al Politecnico di Milano). A moderare, Alessandro Cecchi Paone – quello della Macchina del tempo. Che inizia l’incontro proprio mostrando un filmato introduttivo «con lo stile Macchina del tempo», dice, sulla storia del nucleare in Italia. Dal pioniere Enrico Fermi in poi, vi viene presentato un videoclip nostalgico sui bei tempi dell’Italia ricca e spensierata e all’avanguardia: immagini di gente che balla il twist, gira in lambretta, e progetta le prime centrali nucleari italiane. Caorso,Montalto di Castro. Ye-ye. Poi parla De Paoli – che ribadisce il concetto della non sostenibilità  dell’approvvigionamento energetico com’è ora in Italia, e esplicita che senza nucleare è difficile capire come si potrà  fare in futuro. Segue Zollino – che fa un peana esplicito («non sono innamorato», si schermisce, «sono appassionato ») all’energia nucleare, meno rischiosa di tante altre («provate a chiedere a un superstite del Vajont se non avrebbe preferito una centrale nucleare vicino casa?» è uno dei suoi ragionamenti stringenti) e di sicuro la più conveniente sul mercato energetico. Da ultimo: Manzolini, «giovane e bello» (come ce lo presenta Cecchi Paone), che – meno didattico degli altri – si prodiga in un excursus sulle energie rinnovabili, sempre attento però a sottolineare che queste da sole non bastino e non basteranno mai al fabbisogno energetico e che i combustibili fossili si stanno esaurendo (per cui?). Il ruolo dimoderatore Cecchi Paone lo svolge accordandosi alla sintonia di fondo e ci tiene anche a fare outing: «Io trent’anni fa al referendum votai a favore del nucleare. E già  prevedevo che quella sconfitta avrebbe fatto precipitare l’Italia tra le cenerentole dell’economia mondiale». Gli studenti, gli insegnanti e anche le famiglie potrebbero ritenersi soddisfatte della bella giornata di approfondimento, no? Cecchi Paone lo chiede direttamente ai ragazzi: avete domande? curiosità ? questioni? E capita la cosa strana che questi diciassette, diciottenni non riescono proprio a evitare quel tono polemico tipico della loro età . Gli interrogativi fioccano. E il problema delle scorie?, puntualizzano (in un altro video a un certo punto si glissava affermando come nelle nuove centrali si ricaverà  energie anche da queste). E il problema della sicurezza? (ci fidiamo degli standard adottati dalle aziende costruttrici delle altre nazioni?). E il problema dell’impatto ambientale? E la salute: perché fin adesso si è parlato solo di costi e non di salute? E Fukushima? È proprio vero – come ha affermato il professor Zollino – che la fase acuta sia terminata, nonostante i rapporti dell’Aiea dicano il contrario? E che logica è quella per cui se la Francia si dota di centrali nucleari lo dobbiamo fare anche noi («a me miamadre ha insegnato che non è che sia giusto per forza se la maggior parte lo fa»)? E perché nessuno di voi ha messo l’accento sul risparmio energetico, dando per scontato che i consumi devono essere sempre questi? E se capita un terremoto come in Giappone? Le centrali nucleari, si diceva nel video, sono state costruite per resistere a un impatto di un aereo di linea, è vero: e se lo schianto di un aereo di linea non succede, ma un terremoto di 9 gradi sì? E la ricerca su un nucleare più pulito, tipo quella che viene fatta da Carlo Rubbia? E le infiltrazioni criminali nella politica italiana che garanzia danno per la gestione di un progetto così complesso come quello del nucleare? E, professor Zollino, lei dice che ci sono catastrofi terribili in termini di costi umani (il terremoto giapponese ha ammazzato trentamila persone, dice, e noi stiamo a focalizzarci su Fukushima…), ma non ci pensa che dopo un’alluvione o un terremoto si ricostruisce, mentre dopo un evento come Chernobyl e forse Fukushima lì rimarrà  tutto inabitabile per anni? E l’euristica della paura, come la chiama il filosofo Hans Jonas: senza paralizzarci in un terrore antiscientifico, noi non dovremmo dare la giusta legittimazione a un sentimento di paura rispetto alle possibilità  della tecnica? E che rapporto hanno le scienze umane con questi discorsi sui costi e lo sviluppo economico italiano? Eccetera eccetera eccetera. Alla fine dell’incontro potevi considerare (ritirando l’attestato di partecipazione con grafica à  la giovani marmotte) come fosse quasi irritante riconoscere che – nonostante tutti gli sforzi di eliminare il pensiero critico dall’educazione scolastica, improvvisando lezioni speciali sul modello marketing della Avon – questi docenti e soprattutto questi ragazzi di oggi abbiano la presunzione di non prendere per oro colato le parole che gli vengono propinate e le confrontino invece con il loro bagaglio neanche ingenuo di conoscenze: e citino giornali stranieri, inchieste scientifiche, articoli su riviste specializzate, libri in argomento, o addirittura «quello che si è discusso in classe». Come dire, il progetto di riforma della scuola è ogni giorno più evidente, ma sarà  difficile “disinculcare” questa tarma dell’autonomia intellettuale da dei ragazzi così ostinati.


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