Csvnet: “Sempre più giovani coinvolti nel volontariato”. +1% tra i 14 e 17 anni

ROMA – Il volontariato coinvolge sempre di più i giovani. A sfatare il mito del disinteresse dei ragazzi dall’impegno sociale è l’indagine multiscopo dell’Istat “Aspetti della vita quotidiana” presentata oggi a Roma nel corso della seconda giornata di “Dammi spazio”, il convegno dei Csvnet. Secondo Andrea Salvini, che ha elaborato i dati dal 1999 al 2010, i giovani tra i 14 e i 17 anni che hanno svolto attività  gratuita per associazioni di volontariato nei 12 mesi precedenti l’intervista, sono aumentate di un punto percentuale (da 6,3 a 7,3). Mentre l’11,8% dei 18 e 19enni nel 2010 ha fatto volontariato in un’organizzazione contro l’8,4% dei loro coetanei del 1999. Mentre nello stesso anno era l’8,8% dei giovani tra i 20 e 24 anni a fare volontariato contro l’11, 2% del 2010.

“Secondo alcuni docenti universitari come Giancarlo Rovati della Cattolica di Milano e Andrea Salvini dell’Università  di Pisa, in realtà  i giovani che si dedicano al volontariato e fanno cittadinanza attiva stanno aumentando – sottolinea il Csvnet – Secondo Rovati, che lo ha sostenuto anche a Venezia lo scorso 1 aprile nel corso della Conferenza di apertura dell’Anno europeo del volontariato, la percentuale dei giovani che dedicano parte del loro tempo alla solidarietà  sta crescendo e se in termini assoluti il loro numero in 10 anni è calato (-107 mila) dipende soltanto da una ragione demografica che fa dell’Italia un Paese sempre più vecchio”. Secondo i dati tra il 1996 e il 2006, i giovani tra i 14 e i 34 anni sono infatti diminuiti di un milione e mezzo. Proporzionalmente, quindi, i giovani che fanno volontariato sarebbero addirittura aumentati: deficit demografico a parte, se nel ’96 erano sei su 100 i giovani impegnati nel volontario, dieci anni dopo sono saliti a 8,5. 

La questione demografica relativa alla diminuzione del numero di giovani – sottolinea il Csvnet – va di pari passo con ‘l’invecchiamento’ della società  inteso come un aumento della speranza di vita e quindi del numero di over 65enni socialmente attivi e con l’aumento, registrato dagli anni novanta in poi, del numero di organizzazioni del terzo settore. “Sono sempre di più le organizzazioni ad avere necessità  di nuovi volontari e sono sempre meno da un punto di vista demografico le nuove leve – sottolineano -. E le organizzazioni non sono solo più numerose, ma sono sempre più attente a qualificare i loro volontari o a selezionarne di già  qualificati per rispondere con sempre maggior efficacia ed efficienza al loro ruolo di ‘gestori di servizi’ per conto di enti pubblici molto deleganti, cosa che di fatto allontana le nuove generazioni che non sono ancora formate e il più delle volte gradirebbero un approccio più spontaneo e meno preparato al mondo della solidarietà ”.
Tra il 2008 e il 2009 l’attività  di promozione del volontariato giovanile nei centri di servizio è in continua crescita: nel 2009 quasi 3 mila organizzazioni di volontariato sono state coinvolte, raggiungendo oltre 160 mila studenti dalle primarie alle scuole superiori. Trentotto centri di servizio hanno formalizzato accordi con singole scuole e trentadue direttamente con gli uffici scolastici territoriali. Gli sportelli scuola volontariato sono passati da 63 nel 2008 a 66 nel 2009 e le esperienze di stage proposte ai giovani da 493 a 740.

“Il nostro obiettivo prioritario è che il ruolo fondamentale delle organizzazioni di volontariato in quanto soggetti aggreganti e organizzatori delle esperienze di promozione della cultura della sussidiarietà , responsabilità , solidarietà  e cittadinanza attiva, sia sostenuto dalla società , dalle istituzioni, dal profit, come un compito essenziale di produzione di senso e di esperienze per i beni comuni e per la coesione sociale- sottolinea Csvnet-. Le organizzazioni vanno aiutate e sostenute in questo compito educativo essenziale e oggi così fondamentale, quasi emergenziale. Dobbiamo fare in modo che il sistema oggi diffuso in moltissime esperienze, mantenga la pluralità , originalità  e innovazione dei percorsi, ma nella sua essenza sia ordinariamente presente nel percorso formativo dei giovani verso il loro essere cittadini adulti e responsabili, capaci non solo di rispettare le regole, ma anche di adempiere a quei doveri di solidarietà  previsti dall’art. 2 della Costituzione Italiana. Non possiamo più lasciare questo al caso, alla generosità  e intraprendenza di alcuni, ma alla corresponsabilità  istituzionale che, utilizzando il principio di sussidiarietà  e il pluralismo culturale, preveda la possibilità  di dispiegarsi di un sistema ordinario di promozione dell’esperienza di volontariato, piccola o grande, di lunga o breve durata, singola o di gruppo che sia, ma che non potrà  mancare nel curriculum di ciascuno”.

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