Draghi: alcuni Paesi a rischio per crisi bancarie e debiti pubblici

ROMA – Dall’osservatorio del Financial Stability Board, l’organismo anti-crisi del G20, il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi vede due grosse incognite all’orizzonte. La prima: nonostante le riforme stiano rafforzando il sistema finanziario permangono « sacche di debolezza» nel mondo delle banche a livello globale e «in alcuni paesi i rischi sovrani e quelli bancari sono strettamente interconnessi». La seconda: «lo scenario complessivo si è complicato moltissimo» dopo il disastro giapponese e le tensioni in Medio oriente e Nord Africa; l’impatto sui prezzi dell’energia nel medio termine «sarà  rilevante». In compenso giudica «molto, molto incoraggianti» le risposte delle banche italiane sugli aumenti di capitale e dunque sul rafforzamento patrimoniale da lui stesso più volte reclamato. Non una parola invece sull’aumento dei tassi, atteso per domani: sono i giorni del «purdah», dice, richiamandosi alla pratica del velo usata nel mondo islamico e in India per celare le donne. In pratica, i giorni del silenzio che precedono una decisione delicata come quella sul costo del denaro. Draghi parla come presidente dell’Fsb, riunito a Roma in sede plenaria. In inglese, lingua obbligatoria quando è in questa veste, avverte che nelle economie dei mercati emergenti, la rapida crescita del credito e gli afflussi di capitale stanno aumentando “i rischi” di inflazione e “gli altri squilibri finanziari”. Auspica che la prossima tornata di stress test sulle banche possa servire per rimediare «in maniera spedita ai punti deboli identificati». Ribadisce che vanno regolamentate le attività  delle agenzie di rating come pure lo «shadow banking», cioè i guasti del sistema bancario-ombra che secondo il ministro Tremonti ha un giro d’affari pari a quello ufficiale. Annuncia per il prossimo G20 di novembre la stesura delle sue «raccomandazioni» per regolare le grandi banche con rilevanza sistemica di cui non esiste «una lista». Quindi ragiona sui pericoli della politica dei bassi tassi, seguita a finora per sostenere la ripresa: può tentare gli investitori «a cercare rendimenti in segmenti di mercato più complessi che aumentano l’esposizione a rischi di liquidità “. Gli sta molto a cuore lo stato di salute delle banche italiane che «sono uscite dalla crisi largamente illese» e senza aiuti. Anche loro tuttavia devono fare i conti con «il ciclo del business» che è quello che è, poiché ovunque – in Italia come nel resto d’Europa- sono aumentate le perdite sul credito di tipo tradizionale e comunque «occorre far fronte a un peggioramento dello scenario». Di qui la necessità  di rafforzare il patrimonio. Gli aumenti di capitale annunciati da alcune banche seguono gli inviti rivolti dalla stessa Banca d’Italia a «muoversi prima piuttosto che tardi» e in ogni caso in anticipo rispetto ai risultati degli stress test: «Mi sembra che stia accadendo». Nell’ultimo mese si sono mosse in questa direzione Ubi Banca e Intesa Sanpaolo mentre anche Mps potrebbe decidere a breve. Draghi sarà  nel fine settimana al vertice Ecofin di Budapest. Poi volerà  a Washington per le riunioni primaverili dell’Fmi.


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