E Genova si scopre terra di frontiera “Attenti, c’è chi soffia sulla paura”

GENOVA – La bomba, una specie di molotov, l’han piazzata davanti a una scuola, a Sampierdarena, nel ponente di Genova, destinata a ospitare alcune decine di migranti. Gli striscioni, due, con una sola parola: “Invasione”, li hanno trovati uno a levante, a Quarto, l’altro in una via di Vallata semicentrale, davanti alle altre due sedi scelte dal Comune per accogliere i profughi. Sullo sfondo, quello che accade a Ventimiglia con la frontiera sotto assedio, i tunisini che provano a scappare per raggiungere la Francia, altri immigrati in arrivo. Accade tutto in una notte, una notte bruttissima, e Genova si riscopre città  dell’odio e della paura. La bomba è finita al Ris di Parma, gli investigatori pensano al gesto isolato di qualcuno, forse del quartiere dove vivono circa 10 mila ecuadoriani su una popolazione di 60 mila persone. È stata un’integrazione complessa, ormai è fatta, gli ecuadoriani vanno alla Messa in spagnolo che ogni domenica a mezzogiorno si celebra dai salesiani, mandano i bimbi all’asilo. Gli striscioni li ha rivendicati il “Fronte Skinheads veneto”, che però nega di aver messo la bomba che ha spaccato i vetri della ex scuola, senza intaccare la struttura cinquecentesca dell’edificio. Il sindaco Marta Vincenzi è sicura, i genovesi non c’entrano proprio niente: «Vogliono farci dire, mettiamoli in una tendopoli, i profughi che arriveranno, la Regione ha detto no, e noi siamo d’accordo, non vogliamo carceri abbandonate, qui arrivano ragazzi giovani, spaventati, affamati. Ecco loro sì hanno paura, di noi, del loro futuro». A Sampierdarena, il giorno dopo, la gente parla poco, qualcuno non sa neppure che cosa è successo, qualcun altro chiede informazioni: «Sono arrivati? E in quanti?». Non si sa, non vogliono dirlo, si parla di circa 350 persone, 145 andranno nelle strutture della Caritas, dell’Arci, del volontariato laico e cattolico, le altre saranno ospitate dal Comune. In quei tre luoghi subito presi di mira. L’ “Invasione” annunciata dagli Skinheads veneti, comunque, non c’è, non si vede. Una signora esce da un negozio vicino alla scuola danneggiata. Scuote la testa: «La bomba è roba da scemi, ma le nostre case ora valgono la metà  di prima, per gli immigrati. Adesso aspettiamo gli altri, come facciamo a stare tranquilli?». Anche la Lega prende le distanze, con Francesco Bruzzone, segretario ligure: «La cultura di bombe e bombette non ci appartiene», però l’altro giorno, poche ore prima della notte nera di Genova, in Comune proprio il Carroccio si è scatenato, ha battagliato anche con il Pdl. L’accusa: aver scelto siti vicini alle case e non sui forti delle colline come volevano loro. Genova è una città  di strade strette e case affiancate, perfino i quartieri residenziali del levante o del centro non sfuggono a questa regola orografica, e allora, dappertutto è la stessa storia. Marta Vincenzi è preoccupata: «Genova è una città  aperta, democratica. Ha sempre anticipato i movimenti politici, le pulsioni anche negative della società , fatti come quelli dell’altra notte vanno capiti, analizzati. Per prendere bene le misure». Il timore silenzioso è che possa tornare, in qualche modo, una strategia almeno della paura, se non proprio della tensione. Eppure tutto sembrava andare per il meglio, nella città  del presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco che aveva parlato più volte in favore dell’accoglienza. Proprio a Sampierdarena, poche ore prima della bomba, il municipio aveva sposato compatto, da Rifondazione alla Lega, la linea dell’accoglienza, suggerendo un sito alternativo, ricevendo in cambio la promessa di verificare se era possibile usarlo. Poi quel botto alle undici e mezzo di sera. Lorenzo Basso, segretario regionale del Pd, in quel quartiere popoloso è nato e ora commenta: «Si vuol montare la paura di fronte a un problema reale, noi abbiamo i mezzi per affrontarlo al meglio». Alla fine non restano che i bambini. Gli alunni di una scuola media di Quarto hanno scritto sui profughi: «Come facciamo a accoglierli? che gli daremo da mangiare?». Loro hanno scelto la civiltà , qualcun altro prova a fermarla.


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