E nel giardino di Ciancimino spunta una riserva di dinamite

PALERMO – Massimo Ciancimino si difende per due ore nell’aula interrogatori del carcere di Parma: «Mai falsificato un solo documento di quelli consegnati nell’ambito dell’indagine sulla trattativa fra mafia e Stato». Poi, in lacrime, rivela ai magistrati di Palermo: «Qualcuno continua a minacciarmi. Una settimana fa, mi hanno fatto trovare dietro la porta di casa un sacco pieno di esplosivo. L’ho riempito d’acqua e sotterrato in giardino, perché non si dicesse che l’avevo confezionato io». La conferma arriva mezz’ora dopo, dagli uomini della Dia e dagli artificieri della questura di Palermo. Dentro quel sacco in giardino c’erano 13 candelotti confezionati con gelatina da cava, 21 detonatori e qualche metro di miccia. È stato un pomeriggio denso di colpi di scena fra Parma e Palermo. Mentre ancora la polizia faceva sgomberare per precauzione le eleganti palazzine di via Torrearsa, nel salotto buono del capoluogo siciliano, Massimo Ciancimino metteva a verbale la sua ammissione più grave. Eccola: «Alcuni fogli scritti da mio padre Vito, che ho portato in Procura, mi sono arrivati qualche tempo fa per posta, non so da chi. C’era anche quel biglietto con la scritta “De Gennaro”, che secondo la polizia scientifica sarebbe stata copiata e trasferita sulla lista del cosiddetto quarto livello. Ma non l’ho costruito io quel falso». Il procuratore aggiunto Antonio Ingroia e i sostituti Nino Di Matteo e Paolo Guido hanno continuato a chiedere della misteriosa busta e del mittente. Adesso, nell’ultima inchiesta su Ciancimino, accusato di calunnia nei confronti dell’ex capo della polizia De Gennaro, c’è l’ombra di un misterioso manovratore, l’ombra di un «puparo». Ma Ciancimino continua a ripetere di non sapere nulla di chi gli avrebbe spedito le ultime carte del padre, tutte in originale. Lui le ha portate in Procura il 7 febbraio, un mese dopo aver ricevuto un avviso di garanzia dai pm di Caltanissetta, per un’altra ipotesi di calunnia nei confronti di De Gennaro. Da un foglietto è saltato fuori un riferimento al «magistrato De Gennaro», quello che secondo la polizia Scientifica sarebbe stato «trasposto» nella lista del “quarto livello” consegnata da Ciancimino junior ai magistrati, nel giugno 2010. «Non ho mentito – ha ripetuto lui, seduto accanto al suo legale, Francesca Russo – ho visto mio padre scrivere quell’elenco di 14 ex ministri, 007 e poliziotti coinvolti nella trattativa». Ma per davvero Ciancimino ha ricevuto quella busta? Chi era in possesso di altri documenti originali di suo padre? I magistrati di Palermo vogliono dare presto una risposta a queste domande. Anche perché dalla perquisizione nella casa palermitana di Ciancimino sono saltati fuori centinaia di altri documenti del padre. E sembra che questi non siano stati mai consegnati ai magistrati. «Continuiamo a indagare con rigore su tutti i fronti», dice il sostituto Di Matteo: «Su molti documenti forniti da Ciancimino sono stati acquisiti riscontri. Molti altri hanno fatto tornare la memoria a esponenti delle istituzioni a proposito della trattativa. Valutiamo caso per caso. Laddove sono stati riscontrati elementi di calunnia abbiamo proceduto subito. Il fermo è scattato 48 ore dopo la presentazione della nota della Scientifica». Oggi, il gip di Parma si pronuncerà  sulla convalida del fermo. All’orizzonte, si profila una querelle fra i pm di Palermo e Caltanissetta sulla competenza dell’indagine Ciancimino.


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