Famoso nel mondo come artista e dissidente È stato incriminato per “crimini finanziari”
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Ai Weiwei, il più famoso e geniale artista cinese, è stato arrestato e da tre giorni non si avevano più sue notizie, cioè da quando era uscito dal suo studio abitazione di Pechino per recarsi all’aeroporto e prendere un volo per Hong Kong. Lì era stato fermato da due agenti in borghese e la notizia allarmante si era sparsa per passaparola e via Internet senza che si avesse nessuna notizia ufficiale della sua sorte. Ieri le autorità hanno rotto il silenzio: Ai Weiwei è stato arrestato perché colpevole di “crimini finanziari” non meglio specificati e guai ai paesi stranieri che oseranno interferire negli affari interni della Cina, sottinteso “visto che non si tratta di diritti umani e di libertà di espressione”. Contemporaneamente il Global Times, un quotidiano allineato al regime, ha accennato alla vicenda in termini tali da far temere il peggio perché quando la stampa ufficiale cade nel ridicolo è segno che la situazione è davvero pericolosa, che si sta compiendo un “Grande Balzo all’Indietro”: si legge infatti sul Global Times che l’artista è “un anticonformista che ama assumere atteggiamenti originali” ma “verrà giudicato dalla storia e pagherà il prezzo per le sue scelte speciali che è lo stesso in ogni società “. L’incriminazione per reati economici deve essere sembrata, nelle alte sfere, una mossa furba, sostengono molti sostenitori di Ai Weiwei: già , scrive uno su Twitter, «lo FBI riuscì a mettere le mani su potenti mafiosi accusandoli di evasione fiscale. Ne avevano combinate ben di altre…». E ben di altre, ma di altra specie, ne ha combinate Ai Weiwei, soprattutto negli ultimi tempi. Nel 2008 ha firmato la Carta O8 che è costata l’arresto a Liu Xiaobo, ma lui se l’è cavata, forse perché il mondo intero, in attesa delle Olimpiadi, sapeva che era stata sua l’ideazione del tanto celebrato stadio di Pechino a Nido di uccello. Ma, disgustato per quello che secondo lui era stato da parte del governo un uso propagandistico dei Giochi, Ai si era fatto fotografare con lo stadio alle spalle e con il dito medio alzato, in c… a chi lo si capiva bene. Ma non basta: dopo il terremoto del Sichuan sempre nel 2008, aveva mobilitato tutti i suoi fan (il suo sito conta più di diecimila contatti al giorno) per andare a trovare tra le macerie di quelle case e scuole costruite con la sabbia, memorie e documenti di migliaia di bambini scomparsi senza che si sapesse quanti fossero e si conoscessero i loro nomi. Ha ricostruito così le storie di cinquemilacentoquaranta piccole vittime e ha esposto in una mostra quelle che potremmo chiamare le loro tavole commemorative, come quelle che in Cina un tempo si dedicavano agli antenati e che, per la corruzione e l’insipienza degli attuali governanti, oggi sono state da lui dedicate alle generazioni a venire . Per questo è stato picchiato dalla polizia e ha dovuto farsi operare alla testa per emorragia cerebrale, causata dai manganelli. Tante e tante altre ne ha fatte perché pur essendo artista non crede all’arte per l’arte, non scende a compromessi. Gli avevano dato l’autorizzazione per aprire un suo grande studio a Shanghai, appena ultimato glielo hanno distrutto sostenendo che non aveva rispettato i parametri urbanistici. Voleva fare una festa per l’inaugurazione, ma l’hanno arrestato a Pechino per impedirgli di raggiungere Shanghai. Questo succedeva a novembre. Poi , quando si sono create in Cina forti tensioni a causa dei Gelsomini cinesi che si pensava potessero essere un riverbero delle rivolte pro-democrazia del Nord Africa, è arrivata la grande stretta. Ai Weiwei non taceva, non ha mai taciuto, perché si è innamorato di Internet, anche se il suo nome è stato “proibito”. Ma le vie di Internet e di Twitter sono infinite, sono più dei quindici milioni di semi di girasole, fatti a mano uno per uno, e dipinti a mano, dai ceramisti ingaggiati da Ai Weiwei per la sua esposizione alla Tate Modern di Londra L’artigianato contro la produzione di massa. Ora che Ai Weiwei è in carcere, i suoi semi di girasole sono a Londra, ognuno parla di Cina a modo suo e per Ai Weiwei che i detrattori della Pechino bene definiscono un clown. Peggior sorte toccò a Ai Qing, suo padre, un poeta, sedici anni nel freddo Nord-est del paese a pulire cessi pubblici, definito “elemento di destra puzzolente”. Per questo i cessi. Ai Qing ha scritto: “tra qualche migliaio di anni, tra rovine un tempo gloriose, l’archeologo troverà un osso…un osso che fu mio. Ma come potrà sapere che quell’osso si bruciò alla fiamma del XX secolo?” Ai Weiwei conosce bene questi versi.
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