I derivati nel mirino di Bruxelles indagine antitrust su 16 grandi banche

MILANO – Derivati finanziari: l’Europa ha provato a riformarli. Ma le nuove regole si sono arenate a causa delle divisioni tra i ministri dell’Ecofin. Gli Stati Uniti, scottati da quanto accaduto con la crisi immobiliare, sono più avanti e hanno garantito che entro luglio entreranno in vigore norme che metteranno limiti più restrittivi alla compravendita di questi prodotti. E ora, nel tentativo di recuperare terreno e mettere un freno alla speculazione, la Commissione europea ci riprova. Se ne fa carico l’Antitrust, come ha annunciato ieri il commissario responsabile della materia, lo spagnolo Joquin Almunia. Bruxelles ha deciso di mettere sotto inchiesta 16 grandi banche, sia americane che europee per la loro attività  nel settore dei credit default swap, i derivati con cui ci si assicura contro il rischio di fallimento di una controparte. Sulla carta si dovrà  indagare se e come hanno violate le direttive sulla concorrenza, se hanno fatto cartello tra di loro, se si sono passate notizie riservate per averne un vantaggio economico. In sostanza, se hanno approfittato della loro posizione di vantaggio per manipolare il mercato dei derivati conosciuti come “Cds”. Sempre sulla carta, i funzionati dell’antitrust europeo indagheranno su ogni tipo di credit defaul swap, da quello che assicura sulle variazione dei cambi delle monete a quelli sul rischio di fallimento di una impresa. Ma il vero obiettivo, anche se non dichiarato ufficialmente da Bruxelles, è quello di capire se le 16 banche finite sotto inchiesta hanno manipolato, in particolare, il mercato dei Cds sui debiti sovrani. E lo si può ben capire, in un momento in cui si fanno sempre più insistenti le voci di una possibile ristrutturazione del debito della Grecia. Non a caso, il valore dei Cds sul paese ellenico sono saliti non poco negli ultimi giorni. Ma quello che più preoccupa Bruxelles, secondo alcune fonti, è il fatto che da inizio anno è tornato a crescere a ritmi sostenuti tutto il settore dei cds sul rischio fallimento dei singoli paesi. E siccome si tratta di contratti over the counter ovvero che non vengono scambiati in Borsa secondo regole che ne garantiscono la liquidità  e la trasparenza, è forte il rischio che i pochi addetti ai lavori manipolino in qualche modo il mercato. Non a caso, la Ue ha aperto due differenti inchieste. Con la prima vuole stabilire se le 16 banche e la società  Markit, principale fornitore di informazioni sul mercato dei Cds, hanno abusato di una posizione dominante. La seconda inchiesta riguarda invece 9 delle 16 banche e la società  Ice Clear Europe, la principale camera di compensazione dei contratti di scambio sul rischio di credito; l’Antitrust sospetta che i vantaggi tariffari di cui godono tali banche abbiano influenzato il mercato. I Cds, ha spiegato in una conferenza stampa il commissario Almunia, non sono il problema. Ma lo diventano per l’uso che se ne fa: «Svolgono un ruolo utile per i mercati finanziari e l’ecocomia. Ma recenti sviluppi hanno indicato come gli scambi di questi titoli soffrono di numerose inefficienze che non possono essere eliminate solo con interventi normativi». Ma Almunia ha detto anche di più: «La Commissione ha il dovere di intervenire e spero che le nostre indagini possano contribuire a un migliore funzionamento del mercato, ma anche a rendere più solida l’economia».


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