I paradossi annunciati del velo vietato

Del primo paradosso si è fatto subito portatore, nella prima giornata di vigenza della legge, il sindacato dei commissari di polizia: si tratta di una legge inapplicabile, che minaccia sfracelli ma non autorizza – e meno male – i poliziotti ad usare la forza se una donna non vuole scoprirsi il viso, né dà  strumenti per provare il reato, «quasi impossibile da dimostrare », di imposizione del velo da parte degli uomini. Del secondo paradosso, che non riguarda l’efficacia e l’applicabilità  della legge ma la sua logica, si è fatta invece portatrice Kenza Drider, una islamica trentaduenne che sfidando il divieto è salita sul Tgv ad Avignone col niqab addosso ed è scesa alla Gare de Lyon di Parigi per andare a parlare della questione in tv: la legge, sostiene Kenza, è «un attentato» ai suoi «diritti europei», i quali fino a prova contraria garantiscono a tutti e a tutte libertà  di circolazione e libertà  religiosa, mentre il divieto di portare il niqab finisce col chiudere in casa le donne che vogliono portarlo. Un ragionamento che non fa una piega, salvo sostenere – come fanno i tifosi della legge – che il niqab sia sempre e comunque un segno di imposizione e di illibertà  delle persona, preclusivo delle libertà  di religione e di circolazione: ma se a rivendicare il diritto di portarlo sono le stesse donne, lo si può sostenere davvero? Il terzo paradosso si è palesato sempre ieri davanti alla cattedrale di Notre Dame, dove due donne col niqab – e una terza anche lei con il niqab,ma con il viso scoperto – sono state fermate insieme ad alcuni uomini, non – secondo la polizia – perché portavano il veloma perché stavano partecipando a una manifestazione non autorizzata. Dove si vede la sottile, sottilissima linea di confine che (non) separa l’istanza «educativa» della legge dall’istanza di ordine pubblico: sempre di disciplinamento si tratta. Il quarto paradosso è di nuovo Manuel Roux, il rappresentante del sindacato di polizia, a evidenziarlo, dicendo che ilmeglio arriverà  al primo scontro fra poliziotti obbligati a far rispettare la legge e uomini islamici decisi a ribadire il proprio potere di decisione sulle «proprie» donne: un caso tutt’altro che improbabile nei quartieri più «a rischio» della capitale francese. Qui la legge si scopre per quello che è: uno strumento dell’infinita guerra fra uomini, occidentali e islamici, per il dominio sulle donne, combattuta dagli uni in nome della Repubblica, dagli altri in nome dell’Islam. Con la libertà  delle donne di decidere per sé che resta schiacciata come una noce in mezzo a queste due bandiere ideologiche. L’ennesimo episodio del conflitto fra i sessi che si nasconde nelle pieghe e nelle piaghe del cosiddetto scontro di civiltà . Il tutto nel cuore di una civiltà  europea finita in mano agli spacciatori dei valori dell’uguaglianza, della laicità  e della libertà  come Sarkozy.


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