Il governo dice sì al «permesso temporaneo»

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ROMA — «Costretti a fidarci della Tunisia» , come ha ammesso ieri Umberto Bossi. E a sperare nella Francia di Nicolas Sarkozy che, il 26 aprile, sarà  a Roma a colloquio con il premier Silvio Berlusconi. La parola d’ordine è ottimismo. «Funzionerà  putt… Eva» , assicura il leader leghista. Ma la preoccupazione forte che entrambe le speranze possano venire meno c’è. Così, vinte le resistenze della Lega, si punta tutto sul permesso temporaneo di soggiorno per motivi umanitari. Oggi è atteso il decreto del presidente del Consiglio che, secondo l’articolo 20 del testo unico dell’immigrazione, consentirà  ai 25.800 immigrati giunti finora (meno i 2.300 provenienti dalla Libia) di circolare liberamente. E, almeno spera il governo citando autorevoli pareri, di varcare la frontiera. Per questo sarà  importante il vertice bilaterale di Roma Berlusconi Sarkozy che dovrà  allentare la tensione politica accumulata durante la gestione della crisi libica e tornata a salire dopo i respingimenti dei tunisini a Ventimiglia. «Tra tre o quattro giorni i tunisini potrebbero già  avere i permessi in mano» ha annunciato ieri il ministro dell’Interno Roberto Maroni ai governatori convocati a Palazzo Chigi. La Cei chiede che si faccia anche il passo successivo e venga abolito il reato di clandestinità . «Che è penale e non amministrativo e il carcere non è il luogo più idoneo per gestire questi problemi» , fa notare monsignor Bruno Schettino. In attesa dell’auspicato autotrasferimento Oltralpe dei tunisini, ieri si è raggiunto un faticoso accordo tra governo e Regioni per un’ «equa distribuzione» . Anche in quelle del Nord. Magari nelle caserme, invece che nelle tendopoli. Al ministro della Difesa, Ignazio La Russa, è stato chiesto di individuarne alcune disponibili. Ma poche novità  in questo senso sono giunte dalla cabina di regia delle Regioni, con Berlusconi che ieri ha chiamato i ministri degli Esteri, della Difesa, dell’Ambiente e della Salute a mettere tutti la faccia sull’emergenza clandestini. A parte maggiori compiti affidati alla Protezione civile. L’accordo siglato dalle Regioni è stato aggiornato inserendo, oltre ai profughi e ai clandestini, la nuova categoria degli «articolo 20» . «Abbiamo messo a disposizione siti militari al Nord, al Centro e al Sud» , spiega La Russa, ma si prosegue sulla via tracciata: «Le Regioni si sono impegnate ad accogliere i profughi, che è cosa diversa dai clandestini» . «Noi continuiamo a fare la nostra parte— conferma il presidente del Veneto, Luca Zaia —, grande sostegno a Maroni che ha fatto un buon lavoro e se ne vedono i risultati. Per gli articolo 20 e i profughi c’è la protezione umanitaria, ma per i clandestini servono o i Cie o i rimpatri» .


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