Il Quirinale teme per la tenuta dell’esecutivo Missione, affinità  con il testo del terzo polo

La prospettiva che l’aspra prova di forza interna alla maggioranza apertasi sul caso Libia non trovi una ricomposizione rapida (entro martedì, quando il Parlamento dovrà  esprimersi), con il rischio che tutto sfugga di mano, è per il capo dello Stato catastrofica. Perché, come ha ripetuto con toni pressanti ai suoi interlocutori nelle ultime ore, una crisi di governo sulla politica estera esporrebbe l’Italia al discredito internazionale e a una stagione di fatale isolamento. Ci qualificherebbe come un Paese eternamente ambiguo e diviso, sul quale è difficile far conto. Insomma: una fotografia fuorviante. Tra i tentativi messi in cantiere per trovare un accordo parlamentare e «salvare» la missione contro il Raìs di Tripoli, vede di buon occhio la mozione presentata dal terzo polo di Casini, che del resto ricalca la cornice di soluzione disegnata dallo stesso Quirinale. Secondo cui, com’è noto, non sarebbe affatto necessario un ulteriore voto. Basta cioè ricordare la coerenza del nostro intervento militare — raid compresi — con quanto fu deciso il 9 marzo dal Consiglio supremo di difesa tenutosi proprio sul Colle, e che ebbe un largo consenso dalle Camere, in risposta a una richiesta rivoltaci dalle Nazioni Unite. Certo, Napolitano sa perfettamente che la situazione aveva cominciato a farsi poi confusa in quella seduta del Consiglio dei ministri nella quale il ministro La Russa spiegò che la «coalizione dei volenterosi» puntava a un’escalation armata e ci chiedeva una partecipazione più attiva, e Berlusconi lo fermò senza sentire ragioni. Dando così un segnale balbettante e contraddittorio — all’interno e all’estero— sulla saldezza della linea italiana. Tuttavia, recuperare il dissenso della Lega sull’ultima evoluzione del nostro intervento militare (e qui entrano in gioco anche i temperamenti personali e la «dignità  offesa» dei leader del Carroccio per non esser stati coinvolti nel cambio di rotta) non è l’unico problema che il governo ha di fronte oggi. Sul premier pesa pure l’incognita dei contrasti nella maggioranza, a partire da quelli apertisi con il ministro dell’Economia Tremonti, da qualche giorno sotto attacco da parte dei giornali vicini al Cavaliere. Altro nodo critico, il rimpasto di governo. L’altro ieri, durante il colloquio al Quirinale, Berlusconi ha fatto l’ennesimo tentativo di convincere Napolitano ad avallare il suo progetto di allargare la compagine dell’esecutivo oltre il tetto fissato dalla legge Bassanini, procedendo attraverso un semplice decreto. Ha chiarito di averne bisogno per assicurarsi la fedeltà  della pattuglia dei Responsabili, che gli sono venuti in soccorso dopo l’uscita dei finiani e che però lo tengono sulla corda. Ma il presidente è stato irremovibile: i decreti-legge possono nascere solo su criteri di «necessità  e urgenza» , che in questo caso mancano. Così dice la Costituzione. Dunque, o il premier si accontenta di rimpiazzare i posti lasciati vacanti dal gruppo di Futuro e libertà  o, se davvero gli è indispensabile rinforzare massicciamente la squadra, dovrà  procedere sulla strada del disegno di legge. Ben più lunga e impervia, dal punto di vista parlamentare. Tra tanti motivi di apprensione, con il ministro dell’Economia Tremonti, da qualche giorno sotto attacco da parte dei giornali vicini al Cavaliere. Altro nodo critico, il rimpasto di governo. L’altro ieri, durante il colloquio al Quirinale, Berlusconi ha fatto l’ennesimo tentativo di convincere Napolitano ad avallare il suo progetto di allargare la compagine dell’esecutivo oltre il tetto fissato dalla legge Bassanini, procedendo attraverso un semplice decreto. Ha chiarito di averne bisogno per assicurarsi la fedeltà  della pattuglia dei Responsabili, che gli sono venuti in soccorso dopo l’uscita dei finiani e che però lo tengono sulla corda. Ma il presidente è stato irremovibile: i decreti-legge possono nascere solo su criteri di «necessità  e urgenza» , che in questo caso mancano. Così dice la Costituzione. Dunque, o il premier si accontenta di rimpiazzare i posti lasciati vacanti dal gruppo di Futuro e libertà  o, se davvero gli è indispensabile rinforzare massicciamente la squadra, dovrà  procedere sulla strada del disegno di legge. Ben più lunga e impervia, dal punto di vista parlamentare. Tra tanti motivi di apprensione, che riguardano anche certe fratture delle opposizioni e in particolare del Pd, per fortuna non manca qualche buona notizia. Ad esempio la convergenza internazionale che si profila sulla candidatura del governatore di Bankitalia, Mario Draghi, alla guida della Banca Centrale Europea. Il capo dello Stato ne è felice. E lo dimostra il fatto che di recente si è speso in che riguardano anche certe fratture delle opposizioni e in particolare del Pd, per fortuna non manca qualche buona notizia. Ad esempio la convergenza internazionale che si profila sulla candidatura del governatore di Bankitalia, Mario Draghi, alla guida della Banca Centrale Europea. Il capo dello Stato ne è felice. E lo dimostra il fatto che di recente si è speso in più occasioni per sostenere quella designazione, parlandone anche con il cancelliere tedesco Angela Merkel. Alla quale non a caso ha rammentato che il nostro Paese ha espresso parecchi uomini delle istituzioni affidabili e sempre rigorosi sul tema dei conti pubblici: da Padoa-Schioppa a Ciampi, a Draghi. Appunto.


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