Immigrati, lo stop della Germania “I permessi italiani violano Schengen”

MILANO – Mezzo passo avanti e due indietro. Non fa in tempo Roberto Maroni a incassare la parziale collaborazione del governo francese sulla gestione dei flussi migratori dalla Tunisia, che il siluro arriva da Berlino. Lo sgancia Jens Teschke, portavoce del ministro degli Interni, ed è una bocciatura senza mezzi termini dei permessi di soggiorno temporanei accordati dal Viminale ai 25mila immigrati tunisini: «Noi vediamo in questa misura presa dall’Italia un attentato allo spirito di Schengen». Ne parleranno faccia a faccia, Maroni e l’omologo Hans-Peter Friedrich, lunedì a Lussemburgo nel vertice dei 27 ministri degli Interni dell’Ue e sarà  un incontro teso. Perché il governo Merkel non intende cedere: annuncia un rafforzamento dei controlli alle frontiere e agli aeroporti «come hanno fatto le autorità  francesi – ricorda Teschke – e occorre sottolineare come la Germania abbia accolto sei volte in più richiedenti asilo che l’Italia nell’ultimo anno». E poco conta la bozza di accordo siglata ieri da Italia e Francia: «Questo non cambia il nostro punto di vista», taglia corto Teschke. Parole di pietra, che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano tenta di smussare da Budapest: sull’immigrazione, a livello europeo, «c’è bisogno di scelte più coese da molto tempo – spiega il capo dello Stato – si è fatta fatica a rendere efficaci delle regole comuni, ma l’immigrazione è un processo di lungo periodo che va oltre le emergenze». Non meno intransigente dei colleghi tedeschi era stato in mattinata Claude Guéant, ministro degli Interni francese, nell’ora e mezza di vertice con Roberto Maroni in prefettura a Milano. Molta buona volontà , istituzione di un gruppo di lavoro congiunto per bloccare le partenze dalla Tunisia, stesura di un piano di rimpatrio per i 25mila, l’annuncio di pattugliamenti comuni delle coste (intanto, ieri sera, lo Stato maggiore della Marina ha inviato la corvetta Minerva e l’aereo da pattugliamento marittimo Atlantic nelle acque territoriali tunisine). Invocano Frontex, i due ministri, anche se da Varsavia Ilkka Laitinen, direttore dell’Agenzia europea per l’immigrazione, si chiama fuori: «Non possiamo entrare in acque di paesi terzi». Ma sui respingimenti alla frontiera di Ventimiglia, «la questione che ha determinato un po’ di polemica» come ammette Maroni, Guéant (che pure chiede e ottiene durante il vertice di vedere i protocolli firmati da Berlusconi e dal presidente tunisino Essebsi) non è arretrato di un millimetro: «Le autorizzazioni date dal governo italiano – scandisce – danno la possibilità  di circolare liberamente, ma nel rispetto dell’articolo 5 del Trattato di Schengen. Che prevede, tra i requisiti per passare la frontiera, il possesso dei documenti di circolazione e di risorse sufficienti al sostentamento». Che per il governo francese si traducono in 62 euro al giorno, o 31 se si ha un alloggio. «Né l’Italia né la Francia – sottolinea Guéant – hanno la vocazione ad accogliere tutti questi immigrati». È pronto a ribadirlo il presidente francese Sarkozy nel prossimo vertice con Berlusconi del 26 aprile. Maroni allarga le braccia: «Le autorità  francesi saranno libere di verificare i presupposti». Poi lancia un ennesimo appello: «L’Europa deve svolgere un ruolo più attivo, l’Italia non può essere lasciata sola a fronteggiare l’emergenza». Infine va in via Bellerio, sede della Lega, insieme a Roberto Calderoli, a fare il punto con Umberto Bossi e mettere a tacere le frizioni interne di questi giorni. Acque ancora agitate, insomma, anche Bruxelles plaude al riavvicinamento tra Italia e Francia: «Apprezziamo molto – spiegano dalla presidenza dell’Ue – che i due ministri si siano incontrati». Dure critiche arrivano però dal presidente della Camera, Gianfranco Fini: «L’Unione balbetta, pare inadeguata alle sfide».


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